Dal progetto SavePeb “Salvaguardia dell’ambiente e valorizzazione economica della Pecora Bagnolese” parte una richiesta d’aiuto in favore di tutte le razze autoctone della Campania. Un allarme che si unisce a quello per la presenza di Peste Suina Africana. Quest’ultima mette a rischio l’antica razza suina Casertana. Tematica che sarà al centro di un incontro nel pomeriggio di lunedì nella sede dell’assessorato all’Agricoltura diretto da Nicola Caputo.

Il progetto Savepeb nasce per favorire lo sviluppo economico degli allevamenti di Pecora Bagnolese e dei caseifici che trasformano il loro latte. Dall’incontro ospitato nella sede del Gal “I sentieri del Buon Vivere” è emerso che nel settore zootecnico è in corso una repentina perdita di biodiversità dovuta alla progressiva sostituzione delle razze locali con razze cosmopolite, più produttive e adatte ad un allevamento industriale. Una situazione che si riflette perfettamente anche nella scottante questione della Psa (peste suina Africana) mettendo a rischio d’estinzione la razza suina Casertana e i grandi sacrifici fatti negli anni dagli eroici allevatori della razza.

Sulla questione della peste suina, oggi individuata sui cinghiali e che presto potrebbe passare ai suini interviene il professore Vincenzo Peretti della Federico II: “Confido nella volontà dell’assessore Nicola Caputo e come più volte proposto gli chiedo di impegnarsi per un fondo “ristori” allevatori. Una misura necessaria a sostenere le spese per recinzioni e altri accorgimenti sanitari e le eventuali perdite degli animali. Da non trascurare il campo genetico di conservazione della razza Casertana: occorre portare avanti, con l’Associazione Allevatori Campania Molise, un progetto di crioconservazione di seme, ovociti ed embrioni”.

“Insieme alle razze locali -aggiunge- stiamo perdendo varianti geniche uniche per l’adattamento e la qualità dei prodotti. Alcune delle ultime scelte di indirizzo regionale in materia di biodiversità animale potrebbero rallentare il grande lavoro fatto in questi anni. Abbiamo bisogno sempre di più di disegnare la zootecnia del domani. Possiamo farlo attraverso il modello estensivo che, conservando la biodiversità, produce alimenti di qualità a costi contenuti allo scopo di soddisfare le richieste della popolazione in crescita”.


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