Il baccalà, il pesce povero che diventa chic. È questa la filosofia che ha ispirato la raccolta di ricette di Antonio Peluso, che con un ironico gioco di parole si autodefinisce uno “chef scellato”. Per i non napoletani, “scella” è la versione dialettale di “ala” ed è il modo in cui viene identificata la metà parte del baccalà aperto, la famosa “scella ‘e baccalà”.

Il libro, nelle parole dello chef casertano, nasce dall’esigenza di rispondere sia alle domande di chi è passato alla Locanda del Baccalà sia per quanti non hanno avuto il piacere di assaggiare questi piatti nei ristoranti di Marcianise, Salerno e Cava de’ Tirreni e vogliono cimentarsi ai fornelli per replicarli.

Da Nord a Sud, da Vicenza alle Marche fino in Calabria, passando per Napoli, il baccalà è un alimento che unisce l’Italia e ne segna la storia culinaria.

E il ricettario di Antonio Peluso è uno scrigno di aneddoti, curiosità e informazioni che mette insieme tradizione e innovazione e ben rispecchia l’animo eclettico dello “chef scellato”.

Antonio Peluso, “50 sfumature di Baccalà”, Areablu edizioni


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