Legambiente ha approfittato dell’emergenza rifiuti in Campania per far conoscere l’esito delle sue indagini sull’ecomafia in tutta Italia . Tutto si fa risalire oltre che ai rifiuti, agli effetti del condono edilizio che hanno fatto crescere le infrazioni del 20% in un solo anno. Un vero e proprio record di affari illeciti, pesante situazione in tutto il Sud ma è la Campania che sta peggio. Nel periodo 1994-2003, in Campania i clan sono passati da 19 a 64. I reati ambientali dell’intero periodo ammontano a 250mila e ben il 40% sono stati commessi nelle Campania, che è in testa per numero di reati rilevati, poi in Puglia Calabria e Sicilia. In Campania c’è stata una valanga di cemento; solo nel 2003 sono state localizzate ben7690 costruzioni abusive, 1700 in più rispetto all’anno precedente per un valore immobiliare di 576milioni di euro. Milletrecento sono i cantieri, poi, che tra ottobre e novembre scorsi, sono stati aperti alle falde del Vesuvio La mondezza, poi, in Campania, sembra essere diventata, per Legambiente, l’industria trainante della camorra. I rifiuti, invece, potrebbero diventare l’industria trainante per i comuni se solo si approntasse un serio piano per la raccolta differenziata e qualche impianto in più decentrato per il riciclaggio. Ma ce n’è anche per la mucca pazza che fa fare buoni affari all’ecomafia così come i furti di attrezzature agricole nelle campagne, con restituzione delle stesse previo pagamento di riscatto! Si è capito che la malavita staziona tra le due province di Napoli e Caserta. Fortuna che almeno la percentuale degli arresti è in aumento e fa segnare il 18% in più, soprattutto per il traffico di rifiuti tossici. Il guaio è che i suoli agricoli ne risultano totalmente inquinati e la diossina fa strage di allevamenti interi com’è accaduto in Campania. Nella sola zona di Acerra, infatti, si sono abbattuti ben settemila capi di bestiame con un danno enorme agli allevatori e senza che si sia nemmeno iniziata la bonifica dei suoli infetti. Un discorso più approfondito merita la diossina che nella Campania è il veleno più presente. Nella conferenza stampa del segretario regionale di Legambiente, Michele Buonomo, si è appreso che da maggio 2002 a dicembre 2003 sono stati abbattuti10892 capi di bestiame, distrutte 9mila tonnellate di latte, con una perdita secca di 1,7milioni di euro. L’80% dei capi eliminati sono nel casertano e questo è il dato più preoccupante. La Campania, poi, si conferma la numero uno per quel che riguarda gli abusi edilizi 3604 infrazioni per abusi edilizi contro i 2906 del 2002, con un incremento degli illeciti del 20% commessi da 64 clan che nel ’94 erano 19. Clan che operano nelle opere pubbliche, raccolta e smaltimento rifiuti tossici, macellazione clandestina, archeomafia e racket di animali. La classifica dei reati ambientali vedono Salerno in testa seguita da Napoli, Caserta, Avellino e Benevento. Gli arresti sono aumentati del 18%, con 2520 persone arrestate contro le 2048 del 2002. I sequestri nel 2003 sono stati ben 1158 contro i 463 dell 2002. Ma la cosa più preoccupante l’ha rilevata Donato Ceglie, magistrato ambientale: non si può istituzionalizzare lo straordinario, il ripristino della legalità, anche nella crisi dei rifiuti, passa per l’ordinario. In parole più elementari: le istituzioni devono funzionare, sempre, dimostrando di essersi riappropriate delle loro funzioni. Il quadro nazionale dei delitti dell’ecomafia è così descritto da Legambiente, col periodo 1994-2003 come campione. Reati ambientali 246.107; persone denunciate o arrestate 154.904; sequestri effettuati 40.258; clan mafiosi coinvolti 169 aumentati di 11 rispetto al 2002. Le regioni con più infrazioni ambientali sono la Campania, con 98.536 casi di reati che rappresentano il 40% del tootale, Puglia, Calabria e Sicilia; il giro d’affari ammonterebbe a 132miliardi di euro. I rifiuti tossici di cui non si conosce l’effettivo smaltimento sono 13,1 milioni di tonnellate nel 2003. Nel periodo 1994-2003 i reati sono stati 405.606 nel campo dell’edilizia abusiva. Nel 2003 le nuove costruzioni abusive sono state 40mila per una superficie totale di 5,4 milioni di mq di cemento illegale e un valore immobiliare superiore ai 2,7 miliardi di euro. Per quanto riguarda il patrimonio artistico nel 2003 c’è stata una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente; le opere trafugate invece hanno gli stessi numeri nel 2002 erano stati 18.566 e nel 2003 18.453. Nel 2003 poi, si calcola che i 25.798 ecoreati sono aumentati del 32,6%; il giro d’affari è salito a 18,9 miliardi di euro, le persone denunciate sono state 19.665, il 18,1% in più rispetto all’anno precedente. Gli arressti eseguiti, infine, sono stati 163 quasi il doppio del 2002 quando ne erano stati eseguiti 87.Nel complesso il barometro segna alto e bisognerà impiegare più forze per sconfiggere il fenomeno. Diversamente, l’Italia rischia di diventare un’enorme stivale di cemento e la Campania un bidone di rifiuti per di più tossici. E non c’è esagerazione, stando alle cifre. (Inviato alle Arga)


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