AGENDA 2018: OBIETTIVO PA DIGITALE L’IDEA DI COMPETERE 5 gennaio 2018
E-Commerce per l’Italia Formazione e Defiscalizzazione

Acquistare e vendere beni e servizi tramite internet è divenuta oramai una pratica di uso comune in molti paesi, meno che in Italia, dove l’e-commerce rimane poco diffuso. Rispetto al complesso del mercato europeo, che ha una dimensione pari a 625 miliardi di euro, la quota italiana sfiora il 4,2%.
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Gli studi più recenti sull’e-government – le modalità di interazione telematica tra cittadini e Pubblica amministrazione – delineano un quadro disarmante. Nel 2017, secondo le statistiche più recenti prodotte da Eurostat, solo il 24% della popolazione residente in Italia ha utilizzato i servizi di e-gov, senza alcun miglioramento rispetto alla rilevazione dell’anno precedente. La media della Zona Euro è invece pari al 52%, in aumento di due punti percentuali rispetto 2016. Quindi, il divario rispetto al resto d’Europa invece che restringersi si è ulteriormente allargato.

Questi dati stupiscono se si considerano gli indicatori della propensione ad utilizzare gli strumenti digitali. In questo senso, l’Italia mostra un’altissima diffusione di dispositivi mobili. Solo la Germania ha un’incidenza leggermente superiore alla nostra, mentre distacchiamo di netto Francia e Spagna. Il nostro Paese vive quindi nel paradosso di avere una popolazione particolarmente attratta dal mondo digitale ma il cui utilizzo è limitato quasi esclusivamente ad una sola funzione, cioè l’interazione sociale. Negli altri aspetti della vita comune, come l’e-commerce o l’e-banking, o appunto l’interazione digitale con la PA, la diffusione in Italia rimane molto scarsa.

Se le caratteristiche socio-demografiche possono spiegare in parte questa attitudine degli italiani, come la minor propensione all’utilizzo di servizi digitali evoluti per i soggetti più avanti con l’età e con un basso titolo di studio, un ruolo non trascurabile lo riveste anche la modalità con cui i servizi vengono offerti. Da queste analisi emerge che le città italiane con le migliori prestazioni complessive sono Bologna, Aosta e Bari. I grandi centri, come Roma, Milano, Napoli e Torino, quelli che potrebbero trarre più vantaggi da una maggiore interazione a distanza con gli utenti, sono ancora lontani dalla testa della classifica, perdendo per giunta diverse posizioni rispetto al 2016.

Che fare, quindi, per velocizzare il processo di digitalizzazione della PA, con effetto volano su tutta l’economia? Nel brevissimo termine andrebbero condivise le esperienze di eccellenza che già si possono trovare nel nostro paese. Il principio cardine dovrebbe essere quello di puntare ad un e-gov che rispetti i requisiti minimi di qualità: questo implicherebbe eliminare complicazioni inutili che rendono i servizi telematici di difficile utilizzo.

Inoltre, per poter agganciare il livello di digitalizzazione che si osserva nel resto d’Europa è comunque necessaria una politica a più ampio respiro. Mutuando le azioni messe in campo in altre città europee, sarebbe opportuno attuare un piano di formazione su larga scala che coinvolga in primis i dipendenti pubblici. Infine non si può prescindere da un piano di investimenti in tecnologia. Nello specifico andrebbe attuato un piano di interventi coordinato affinché tutte le amministrazioni, sia centrali che locali, si dotino di infrastrutture digitali fra loro compatibili e che quindi facilitino per l’utente il dialogo con la PA.

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