Il prof. Maurizio Fraissinet, ornitologo, già presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, poi commissario del Parco regionale del Matese ed oggi del Parco regionale di Roccamonfina, autore di numerose pubblicazioni sugli uccelli di tutto il mondo, nonché vicepresidente dell’Asoim sud, l’Associazione che studia gli uccelli che popolano o transitano nel Sud Italia, ci ha inviato la corrispondenza che pubblichiamo per gli appassionati di viaggi fuori penisola e per gli studiosi di volatili d’oltremare. L’Arga della Campania, associata all’Asoim, è ben lieta di pubblicare le due note del professore.
Buona lettura.
“Sono da poco rientrato da un viaggio di vacanza in Libia e Vi allego alcune cartoline in digitale. Esse ritraggono una immagine di Gheddafi, delle palme che riescono a crescere spontanee in un wuadi sulle montagne berbere di Nafusah e un piatto tipico.
Non sono in grado, purtroppo, di descriverVi le emozioni provate dinanzi alle dune di sabbia del Sahara, condite da una folle gimcana in fuoristrada (il nostro ricordava l’epoca della dominazione italiana!) sulle dune ad alta velocità. Al confronto le montagne russe nei luna park sono un gioco per bambini. Né posso descrivere cosa si prova a stare, al tramonto, in una tenda tuareg e assaggiare dell’ottimo pane cotto sotto la cenere e bere un the schiumato, per poi cimentarsi, insieme a dei giapponesi, nel tentativo di riuscire a fare anche noi il the schiumato.
Oppure cosa si prova a girare per la città berbera di Ghadames, patrimonio mondiale dell’umanità, costruita in maniera troglodita e in modo, quindi, di consentire ai suoi abitanti di vivere con un temperatura che oscilla tra i 40 e i 45 gradi mentre fuori, in estate, all’ombra si toccano e si superano i 52 gradi. Costruita, inoltre, in modo da trasformare il vento caldo e insopportabile del Ghibli in un venticello leggiadro e fresco che rinfresca le case. Pensate si cammina senza mai vedere il cielo (e quindi il sole torrido) perché le strade sono coperte da un tetto fatto di tronchi e foglie di palma intrecciati, e il tutto è in una perenne penombra! O, ancora, le sensazioni che ho provato nel girare, al buio, per i vicoli sporchi e maleodoranti di una zona di Tripoli adiacente alla Medina e nella quale c’è un brulicare umano impressionante di neri disperati che provengono dall’Africa sub sahariana in cerca di fortuna.
Come sempre quando visito un paese arabo vi ritrovo segni della cultura e dello stile di vita napoletano. Anche Tripoli non si è sottratta a questo, sebbene il suq della città sia particolarmente pulito, ordinato e silenzioso rispetto ad altre città arabe. I libici non ti infastidiscono per costringerti ad acquistare come fanno, ad esempio, i tunisini, i marocchini e gli egiziani. Non hanno impellenti necessità economiche e pertanto ti lasciano la totale libertà di guardare la loro mercanzia e, se vuoi, di acquistarla. Del resto solo ora iniziano le prime contaminazioni del turismo di massa (ahimé) e il paese è quindi ancora interessante e originale.
E’ talmente poco contaminato che in strada non c’è una scritta in lingua occidentale per cui è praticamente impossibile orientarsi senza una guida locale. Del resto è vietato visitare il paese in assenza di guida o autista locale.
Si avverte comunque di trovarsi in uno stato soggetto a un regime dittatoriale: pensate che siamo stati sempre accompagnati da un “poliziotto turistico”, garbato e discreto, ma della cui utilità ci siamo spesso posti il problema. Si, è vero, il paese è pieno di posti di blocco e lui ci faceva passare tranquillamente, ma forse saremmo potuti passare comunque. Pensate che ci sono posti di blocco in zone pre desertiche dove per chilometri e chilometri non c’è anima viva!
Gli stessi libici ci manifestavano il loro apprezzamento per il regime, ma ci facevano capire che non sono tutte rose e fiori. E’ evidente che un regime giunto ormai al 36° anno di esistenza ha sedimentato una nomenklatura in cui la corruzione e l’incapacità sono diventate la regola.
Ciononostante va riconosciuto che Gheddafi e la sua idea rivoluzionaria, hanno funzionato bene in molti settori e che il suo modo di amministrare è molto più saggio e intelligente di quello che la propaganda occidentale vuole farci credere. I proventi (ingenti!) di petrolio e gas, inoltre, non sono andati ad arricchire poche famiglie, come spesso accade altrove, ma sono stati utilizzati per migliorare il tenore di vita dei libici.
Difficilmente troverete un libico tra i nord-africani emigrati nel nostro paese. I libici non emigrano, non ne hanno bisogno. Il loro stipendio medio mensile è di 120 euro, però non pagano tasse e lavorano fino alle 14.00 per cui, dopo, possono svolgere un secondo e un terzo lavoro (cosa che fanno tutti), hanno la casa gratis dallo Stato (e le case sono le migliori che ho visto finora tra Nord – Africa e Medio – Oriente), hanno l’istruzione gratuita dalla prima elementare alla laurea (il 60% dei libici è laureato!), la sanità (che però non è tra le migliori) gratuita, il pieno di benzina costa 7 euro, tutti oggi hanno l’acqua corrente nelle abitazioni grazie a un mega – progetto chiamato il “Grande Fiume” che porta l’acqua fossile del deserto sulla costa. E’ consentita la proprietà privata: ci sono anche tante cliniche e scuole private. Tripoli è molto bella e più ordinata e pulita (nei limiti di una città nord-africana) di altre città arabe. La vita scorre serena e gli stranieri sono gli ospiti sacri e sono trattati con molta discrezione.
Rispetto ad Algeria e Tunisia (gli unici altri due paesi nord-africani che conosco), la Libia è molto meno occidentalizzata (quasi per niente) per cui ci trovi tanta cultura islamica (ho visto meno di dieci donne in abito occidentale), tanta Africa, tanta lingua araba.
I libici sono 5 milioni, a cui si devono aggiungere 2 milioni di immigrati da tutto il Nord – Africa e dall’Africa sub – sahariana. Sono indispensabili perché i libici non fanno lavori umili e manuali e si devono rivolgere quindi a costoro. Del resto il paese è totalmente aperto agli immigrati per i quali non chiede il visto e il permesso di soggiorno, in uno spirito di fratellanza. Questo, a mio giudizio, diventerà sempre di più un problema perché dal sud arrivano sempre di più esseri umani disperati. Forse anche per questo il governo è così poco attento alle nostre recriminazioni contro le partenze dei barconi che avvengono dalle coste libiche
A proposito di coste: che mare ragazzi! Trasparente, pescosissimo. Pensate che un pesce San Pietro costa 2 euro al chilo (si, avete letto bene) e una Cernia bruna, appena pescata, costa 10 euro al chilo. Peccato che non sanno cucinarlo.
La loro cucina è quella tipica dell’Africa nord-occidentale anche se il cuscus è meno frequente. Si inizia con una zuppa calda (molto buona quella libica), per poi proseguire con un secondo piatto (vedi foto) in cui c’é sempre della carne (molto raramente, per fortuna, del pesce), con riso condito in vari modi, e verdure. Si continua con la frutta e a volte il dolce. Davvero buono il pane.
I libici anziani parlano ancora italiano e a volte ti fermano nel suk per darti, con cortesia, informazioni per orientarsi in città o solo per il gusto di poter dire qualche parola nella nostra lingua che, peraltro, parlano con un buon accento.
In chiusura un fatto curioso. Penso che siamo stati tra i pochi esseri umani, nella storia della vita sulla Terra, ad avere visto il deserto del Sahara sotto la pioggia. Nel deserto ha piovuto per tre giorni consecutivi e abbiamo visto (ma a quanti altri esseri umani sarà mai capitato?!) il deserto con le pozzanghere. Al punto che pensavamo seriamente che ci si potesse trovare alla vigilia di una nuova era geologica.
Ho potuto quindi sbinolocare nel tempo perso. La check-list non è quindi lunghissima. Ve la sottopongo comunque perché penso che il paese non abbia ancora avuto moltissimi visitatori ornitologici dall’Italia (so di visite precedenti solo di un certo Moltoni e di un ancora più sconosciuto Baccetti).
Scherzi a parte vale la pena segnalare che per alcune specie ho avuto modo di constatare l’imprecisione di alcune cartine di areale riportate nello Snow & Perrins (1998), nell’Handbook di del Hoyo, Elliott e Sargatal, nel Bird Guide di Svensson e Grant (1999) e nel Birds of the Middle East and North Africa di Hollom et al (1988).
E’ stato divertente poi osservare una serie di specie che da noi non sono presenti in inverno e che, invece, sulla costa libica svernano. E’ stato un andare a trovare gli amici alati della nostra primavera nella loro residenza invernale. Questo mi ha divertito: era la prima volta, ad esempio, che osservavo un’Upupa a fine dicembre. Ho visitato la costa della Tripolitania, la catena montuosa di Nafusah (zona berbera ai confini con la Tunisia sud-orientale) e giù nel pre deserto fino a Ghadames, con una puntata sulle dune di sabbia.
SVASSO MAGGIORE: osservato nel porto di Tripoli
SVASSO PICCOLO: osservato nel porto di Tripoli
CORMORANO: osservato nel porto di Tripoli e a Leptis Magna (una imponente città archeologica sita sulla costa, a est di Tripoli, famosa anche per aver dato i natali a Settimio Severo)
GARZETTA: osservata nel porto di Tripoli
AIRONE BIANCO MAGGIORE: osservato sul lungomare di Tripoli, tutti i giorni e sempre nello stesso posto, una scogliera
AIRONE CENERINO: osservato nel porto di Tripoli e nella vasca antistante il Castello rosso, sempre a Tripoli
FENICOTTERO: gruppi discretamente numerosi nei vari stagni retrodunali posti lungo la costa.
GHEPPIO: una coppia in pieno centro a Tripoli (e dove se no?) nella zona del Forte rosso
GABBIANO COMUNE: osservato nel porto di Tripoli
GABBIANO ROSEO: un paio di esemplari nel porto di Tripoli
GABBBIANO CORSO: alcuni esemplari su di una scogliera lungo le coste di Sabratha (un’altra bella città del periodo romano).
ZAFFERANO: comune nel porto di Tripoli, dove, invece, non ho visto Gabbiano reali mediterranei
GABBIANO REALE MEDITERRANEO: alcuni esemplari lungo la costa di Sabratha. Non è comunissimo
BECCAPESCI: comune. Osservato nel porto di Tripoli, lungo le coste di Sabratha, e in pratica lungo tutto la costa libica
COLOMBO DOMESTICO: comune in tutti i centri abitati, anche nei piccoli villaggi posti nella zona del predeserto. Non si allontana mai comunque dai centri abitati.
TORTORA DELLE PALME: comune in tutti i villaggi e in tutte le oasi a sud della costa. Lungo la costa osservata solo a Leptis Magna. Dovremmo essere nella zona della sottospecie S.s.phenicophila. In ogni caso ho notato differenze con gli esemplari che ebbi modo di osservare in Oman.
CIVETTA: un esemplare, di giorno, a Leptis Magna. Osservazione gradevole anche in considerazione del contesto archeologico in cui è avvenuta
UPUPA: comune a Leptis Magna
CAPPELLACCIA DI TEKLA: osservati un paio di esemplari tra le rovine della città berbera di Kabao, sui monti di Nafusah
BALLERINA BIANCA: osservata anche a Ghadames, oltre 600 chilometri a sud di Tripoli, all’inizio del deserto delle dune di sabbia
PETTIROSSO: osservato a Leptis Magna
CODIROSSO SPAZZACAMINO: comune. Osservato tra le rovine archeologiche della costa, in città e sui monti di Nafusah
SALTIMPALO: osservato a Leptis Magna
MONACHELLA NERA: osservata sia sulla costa (a Leptis Magna), sia sui monti Nafusah (a Nalut), sia a Ghadames, dove convive con la Monachella nera testabianca. E’ comune e confidente. Da segnalare che i testi citati in precedenza non la riportano per la zona di Ghadames, descrivendo un areale più settentrionale
MONACHELLA NERA TESTABIANCA: cominciata ad osservare nelle oasi della zona predesertica posta tra Nalut e Ghadames. E’ comune e confidente. A Ghadames vista anche una coppia fare mobbing nei confronti di un’Averla meridionale. L’areale più preciso èi quello di Del Hoyo et al.
OCCHIOCOTTO: comune a Leptis Magna
CAPINERA: osservata una femmina nei giardinetti a ridosso del Castello rosso di Tripoli
LUI’ PICCOLO: sorpredente osservazione (per me) di un branchetto in pastura sui prati dell’albergo di Ghadames. Unici prati (ovviamente tenuti artificialmente) in una zona di solo deserto.
AVERLA MERIDIONALE: non osservata solo a Tripoli. Comune ed estremamente confidente ovunque. I testi sacri parlano di una sottospecie L.m.algeriensis dai colori più marcati e dal ventre rosato per la costa nord-africana, e di una forma – L.m.elegans -, più pallida e chiara sul ventre, nelle zone più meridionali. Io ho osservato sia sulla costa che a sud solo forme elegans.
CORVO COLLOBRUNO: iniziato ad osservare sulle rocce dei monti di Nafusah e osservato poi sempre fino alle oasi delle dune di sabbia, che sorvola con eleganza. E’ comune e, in pratica, sembra essere il succedaneo della nostra Cornacchia nel deserto e nel pre-deserto.
STORNO: tantissimi esemplari in volo nel cielo di Leptis Magna. Uno spettacolo
PASSERA SARDA: comune ovunque. Comune anche a Ghadames
PASSERA LAGIA: osservata a Ghadames
VERZELLINO: osservato a Leptis Magna
CARDELLINO: osservato a Leptis Magna
FANELLO: osservato a Leptis Magna.

Maurizio Fraissinet San Giorgio a Cremano (NA)”

Categorie: Ornitologia

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