Da lunedì 1 settembre i cacciatori campani tornano a sparare. Lo ha deciso a giugno scorso l’ Assessore regionale all’agricoltura, Vincenzo Aita, anticipando la data, ma allineandola a quella di altre 15 Regioni. Naturalmente le proteste da quel giorno non si contano, e si è giunti a ieri quando l’avvocato della Lipu, Maurizio Balletta, ha presentato ricorso al Tar contro la data di apertura della caccia. Da parte di Rifondazione Comunista, (lo stesso partito al quale appartiene l’assessore Aita) attraverso una nota su Il Manifesto, era stato già chiesto alla Regione di spostare la data per via degli incendi che avevano distrutto alberi, ma anche bruciato uccelli ed insetti utili alla catena alimentare. La siccità e gli incendi, ben 845 roghi, infatti, hanno prodotto un danno gravissimo per il patrimonio arboreo e faunistico della Campania. Tant’è che per ogni ettaro di bosco andato in fumo sono morti 300 uccelli, 400 piccoli mammiferi e 5milioni di insetti. L’appello ad Aita comunque, è stato ribadito dalla Lipu con lettera nella quale, tra l’altro, si dice:”Chiediamo come primo ed urgente intervento il blocco totale delle attività venatorie o, quanto meno, la posticipazione al mese di dicembre dell’inizio della stagione della caccia, indispensabile e fondamentale per consentire l’avvio di un riequilibrio ambientale e per la stessa sopravvivenza di molte specie animali ”. Sergio Sorrrentino, responsabile meridionale dell’Arci caccia, e presidente dell’Atc, non la pensa come gli ambientalisti e replica così:”Tutto è stato deciso di concerto con la Regione e dopo aver interpellato studiosi di fama mondiale. Mai come questa volta la posizione degli ambientalisti è sbagliata. Poi dal 1° al 20 settembre sarà possibile cacciare solo due volte la settimana, a scelta del cacciatore, mentre è stata limitata la pressione venatoria riducendola solo alle quaglie e alle tortore. Per gli incendi mi sembra si sia aperta una polemica sterile. I cacciatori hanno sempre prestato un’opera di prevenzione sul territorio. Anzi noi stessi abbiamo interesse a che l’ambiente venga tutelato. Fra l’altro dove ci sono stati incendi è vietato cacciare”. Su un punto, però, sembra di poter concordare. Da tutte e due le parti si fa notare che le Regioni non sarebbero attrezzate per vigilare nel rispetto della legge. Il rischio è che i cacciatori possano non dedicarsi solo a determinate specie e non rispettino i limiti di movimento sul territorio stabiliti dalla normativa. Polemica chiusa? Forse sì, ma forse bisognerebbe chiederlo agli uccelli. Noi, più realisticamente, lo chiediamo ai soci Arga delle altre regioni italiane.(Nota di Gianpaolo Necco, inviata alle Arga)


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