Si parla dei nostri fiori all’occhiello che sono gli scavi archeologici, la pubblicità inonda il mondo, i soldi riempiono le casse e le cose vanno alquanto benino, nonostante alcuni problemi abbastanza pressanti, come la sorveglianza, per esempio. Ora, però, vengono i visitatori, magari dal Giappone, dall’Australia ecc., e trovano gli scavi chiusi. Vi sembra logico? Non lo è per chi, sognando un viaggio all’indietro nel tempo, ha programmato i giorni di permanenza per vedere gli scavi, per chi ha pagato profumatamente alberghi, treni, aeroplani, navi, autobus e autostrade. Ma lo è per i lavoratori che si occupano dei siti anzidetti. Recriminano una serie di provvidenze, non escluso l’aumento dell’organico, ma scelgono il peggiore dei modi. Oggi esiste la contrattazione decentrata per il pubblico impiego, perchè non delegare il tutto ai preposti sindacali? Niente da fare, bisogna far sapere a tutti che qui, a Pompei, a Ercolano, Olplonti, Boscoreale e a Stabia, le condizioni dei dipendenti sono umilianti. E quelle dei disoccupati campani, di quelli che dalla sera alla mattina hanno perso il loro posto di lavoro, di quelli che non sanno come fare per giungere alla fine del mese, con l’euro che ha dimezzato la capacità di esistenza di ognuno. Meditate, sorveglianti delle antiche cose, meditate. E tornate a lavorare, voi che un lavoro l’avete.


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