Nota di Gianpaolo Necco, componente Arga
La Regione aveva promesso una scuola di formazione per restauratori delle opere d’arte da impiegare nei musei campani. Invece a tutt’oggi non se ne avverte la presenza. Una dimenticanza, o mancanza di soldi? Fatto sta che l’assessore regionale Marco Di Lello aveva raggiunto un’intesa con Ciro Crescentini, della segretaria provinciale Fillea Cgil, unitamente alle Soprintendenze e alle Università campane, che la Regione avrebbe aperto sul territorio un istituto di restauro riconosciuto dallo stato e l’avvio della regolarizzazione del personale già esperto in restauro. Attualmente, impiegati al nero, sono ben 1500, tra i 25-28 anni e di loro il 95% sono donne; il reclutamento avverrebbe tramite una prova pratica e un percorso formativo. E qui viene quasi da ridere. La Regione stanzia ben 64 milioni di euro per il restauro e l’ampliamento di 18 impianti museali a Napoli, (e per i grandi musei a cielo aperto di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia?), poi si rende disponibile per aprire subito, un anno fa, una scuola di restauro, perché mancano queste figure professionali e l’unico istituto di restauro si trova a Roma, il quale, dopo 4 anni di corso, rilascia mediamente 20 diplomi l’anno. Ora, questi bandi di gara che la Regione si appresta a far uscire, prevedono l’impiego, da parte delle ditte vincitrici, di tecnici del restauro con diploma, invece ci sono solo quei 1500 di cui sopra, non in possesso di quella qualifica-diploma per le ragioni prima esposte. E allora che le fa a fare queste gare?


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