ERSAC: l’uva Catanalesca, storia di un vino nuovo, anzi antico.
CATALANESCA, STORIA DI UN VINO NUOVO, ANZI ANTICO
In attesa del Vinitaly. L’ERSAC – braccio operativo nel settore agroalimentare della Regione Campania, guidato da Raffaele Beato, Direttore Generale – ha un nuovo asso nella manica, per evidenziare il grande progresso che il settore vinicolo campano ha effettuato nell’ultimo ventennio: oltre ai “nuovi classici”, ovvero i vini top del comparto regionale, l’ERSAC presenterà in forma ufficiale anche un vino antico, finora confinato nella produzione esclusivamente familiare, la Catalanesca. Il nome stesso dell’uva – detta “catalana” o “catalanesca” – indica in modo significativo le origini del vitigno, proveniente dalla Catalogna e impiantato in terra vesuviana oltre 550 anni fa, al tempo di Alfonso d’Aragona: particolarmente sulle pendici del Monte Somma, fra Somma Vesuviana, Ottaviano e Sant’Anastasia (e – con minori risultati – anche nell’area di Pollena Trocchia, Trecase, S. Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscotrecase e S.Sebastiano al Vesuvio) il nuovo ceppo si sviluppò velocemente, grazie alla fertilità del terreno vulcanico che seppe aggiungergli determinanti apporti di magnesio, potassio, fosforo e sali minerali. I contadini vesuviani, dopo la fermentazione degli acini croccanti, conservavano il distillato negli imponenti cellai delle masserie, dove ancora oggi e’ possibile trovare torchi che risalgono al ‘600, chiamati cercole e ter : la scarsa eccedenza veniva consumata come uva da tavola ma il quantitativo minimo la relegava alle festività più importanti, per cui vigeva l’abitudine di lasciare sulla pianta i grappoli piu’ belli, scartandone progressivamente gli acini guasti, per favorirne il mantenimento fino al periodo natalizio e usarla, poi, a Capodanno come elemento augurale. La polpa bianca, carnosa e zuccherina dell’uva (che si raccoglie tra ottobre e novembre) conferisce al vino un singolare colorito opaco e un retrogusto forte: i grappoli sono di grandezza media, con acini di forma lievemente allungata ed una buccia di colore verdastro, che vira al giallo dorato quando raggiunge la completa maturazione. L’intenso tasso zuccherino la rende adatta alla vinificazione, eseguita però finora solo localmente ed esclusivamente a livello familiare, a causa della frammentazione degli appezzamenti vitivinicoli: l’uso di vinificare ognuno a modo proprio, nel tempo, ha portato a una spersonalizzazione del prodotto, attenuando le caratteristiche specifiche del distillato e permettendo che diverse qualità organolettiche prendessero il sopravvento a seconda del tipo di vinificazione effettuata. Pur nella diversità del prodotto finito, comunque, permane un comune denominatore nel colore – che vira da verdolino a paglierino – nel profumo fresco, secco, ricco di sentori, caldo, corposo, di fibra fine: un ristretto quantitativo di uva viene impiegato per la realizzazione di un vino dolce e frizzante, il cosiddetto “lambiccato”, adoperato anche come vino da taglio.
Grazie all’ERSAC e al lungimirante impegno del Direttore Generale Raffaele Beato e del Commissario Straordinario Gennaro Limone, oggi la “Catalanesca” ritrova un posto di primo piano all’interno del ricco comparto vinicolo regionale e riacquista una sua fisionomia precisa: portato in dono al Governatore della Catalogna nel corso dell’importante rassegna internazionale “Alimentaria”, il “vino ritrovato” si prepara a conquistare palati e consensi con un rilancio spettacolare.
DIPARTIMENTO DI ARBORICOLTURA, BOTANICA E PATOLOGIA VEGETALE
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI “FEDERICO II”
Pasquarella C., * Lauro P., *** Sannino S.,**
Catalanesca

I – SINONIMI (ED EVENTUALI NOMI ERRATI)
Uva Catalana, Uva voccuccia
II – CENNI STORICI ED ORIGINI

Trattasi di vitigno a buccia bianca. L’interesse attuale rivolto, da più parti, alla “Catalanesca”, fa pensare ad un rilancio del vitigno, pertanto, pur non essendo previsto nel nostro programma, si sono regolarmente effettuati i rilievi ampelografici per facilitare le eventuali ulteriori ricerche.
Introdotta da Alfonso I d’Aragona (Gaudio, 1990) nel XIV secolo nelle campagne di Somma, si diffuse successivamente in quasi tutta la Campania.
Secondo il Longo (1948), la tardiva e sorbevole “Catalanesca” era coltivata soprattutto a Somma Vesuviana, Santa Anastasia, Ottaviano e sulle pendici del monte Somma ad un’altitudine di m 150-500; coltivata nel versante di Resina (Ercolano) e Torre del Greco, la maturazione dell’uva avviene con molto anticipo (fine mese di Agosto, inizio Settembre).
La “Catalanesca” a maturazione tardiva, si conserva bene sulla pianta ed in fruttaio, ovvero sotto tettoie aperte da ogni lato, resiste bene ai trasporti, e per tale caratteristica trovava, infatti, collocazione sui mercati nazionali ed esteri.
Nella provincia di Caserta si trova anche la Catalanesca nera, ma non offre particolare interesse.
Essa richiede potatura molto lunga, alla napoletana (Donno,1948); al termine della fase di allevamento (terzo o quarto anno), allorchè la pianta ha ben irrobustito l’unico o i due tralci, si inizia la potatura di produzione.
I tralci si potano a circa dieci gemme e si dispongono, verticalmente, per un tratto basale, provvisto di due o tre gemme. Dopo averli legati al palo di sostegno, si incurvano e si tendono obliquamente, legando l’estremità a quella di altri tralci di viti più adulte oppure a sostegni vari.
Le gemme situate sulla parte verticale daranno, pertanto, tralci più vigorosi che diventeranno i capi futuri, mentre quelli dovuti alle gemme situate lungo il tratto inclinato o orizzontale porteranno il prodotto.

* Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia vegetale – Facoltà di Agraria – Portici
** Ministero Pubblica Istruzione
*** Ente Parco Nazionale del Vesuvio – S. Sebastiano al Vesuvio (NA)

Allo scopo di offrire sostegno ai cirri dei tralci basali, che dovranno essere ben lignificati, sul palo che sostiene il ceppo, a circa un metro dall’incurvatura dei capi, è legata, in posizione capovolta, una ramificazione di pioppo, di albicocco, di susino ecc. detta “frasca”.
Per quanto riguarda il clima, (Serao, 1926) tenuto conto che l’Alto colle Vesuviano si trova ad un’altitudine che varia dai 200 ai 500m, la maturazione dell’uva, come in genere la vegetazione della vite, subisce le conseguenze della maggiore altitudine in confronto del Basso Colle Vesuviano e quindi un minimo ritardo che si accentua nel versante settentrionale (Monte Somma).
Così si è giustificata, in questi ambienti la coltivazione dell’uva Catalanesca, la quale unisce ai suoi pregi d’uva da tavola quello principale della sua tardiva maturazione e della inoltrata conservazione.
“Sta pure ll’uva, na catalanesca; / E a sera, a tiempo, siente‘a voce: / E’ venuto Natale e ancora fresca” (Gaudio 1990)
Il vesuvio bianco (Giardullo, 1955), vino ottimo da pasto molto conosciuto, si produceva sulle falde meridionali del Vesuvio e precisamente nei territori dei comuni di Somma Vesuviana-Ottaviano-S.Giuseppe-Terzigno-Boscotrecase-Resina-TorreAnnunziata; si otteneva dalle uve Catalanesca, Greco bianco e Falanghina, era così costituito: colore giallo paglierino, profumo delicato, asciutto, grado alcolico 11-12%; acidità totale 5-6%°, estratto secco 18-19%°, sapore neutro aromatico.
I vini bianchi (Fiorito, 1960) sono in maggioranza prodotti con uve di Catalanesca e di Gianniello ( “i vini d’oro” ) o misti con più o meno elevate percentuali di queste vitigni.
Il vino Catalanesca quando è fatto a regola d’arte è veramente gustoso; risulta molto profumato e piacevole come sapore, con un gusto vinoso marcato che ha come un lontano senso di muschiato, per quanto può lasciare un lieve senso d’astringente che riesce, però, gradevole.
Il grappolo di Catalanesca ha un raspo molto forte e la pellicola dell’acino è molto spessa, coriacea, perciò in molti casi d’imperfetta vinificazione, con fermentazione prolungata del mosto, si può riscontrare un senso asciutto troppo marcato che può perfino risultare come allappante; regolando opportunamente la fermentazione e praticando parziali e spesso anche notevoli diraspature, questo inconveniente può essere eliminato ed allora il sapore ed il gusto di questi vini riescono veramente propri.
Dal mosto di Catalanesca si ricavano anche lambiccati e filtrati dolci i quali, oltre che per consumo diretto, sono usati dall’agricoltore o dal cantiniere napoletano per costituire tipi, per correggere vini scadenti ecc.
Il lambiccato si ottiene (Rossi, 1890) da uve pigiate ed il mosto ottenuto viene lasciato fermentare per 24-36 ore. Appena la massa è riscaldata ed alzato il “cappello”, si svina e si torchia la vinaccia.
Il mosto-vino, in seguito, si filtra con sacchi di fitta tela di canapa formati a guisa di cappucci da monaco; il liquido che esce dal filtro è limpido e privo di fecce nei quali, tal volta, per aumentare il potere filtrante, si usa anche versare della sabbia.
Il mosto-vino, così chiarito, si pone nelle botti.
Il prodotto ottenuto, con l’aggiunta di altre uve, forma così tutti quei vini tanto ricercati dai consumatori della provincia di Napoli.
Nelle terre circostanti la zona della Catalanesca si produce pure un vino rosso che è chiamato <>, fatto con uvaggio misto d’Aglianico, Olivella ecc. e con l’inclusione di Catalanesca o altra uva bianca, vino che riesce di colore chiaro, di profumo tenue, di gusto più amabile.
Il vitigno “Gianniello” è una sottovarietà o una mutazione della cv Catalanesca.

III – DESCRIZIONE AMPELOGRAFICA
Le osservazioni sono state condotte nell’azienda del Prof. Sannino Silvestro in Torre del Greco (NA)
Condizioni d’osservazione
Ubicazione:
Latitudine: 40° 48’ N
Longitudine: 14°26’ Est di Greenwich
Altitudine: 70 m s.l.m.
Esposizione: Ovest
Portinnesto: 420A
Età delle viti: 20 anni
Sistema d’allevamento: pergola
Sistema di potatura: tralcio rinnovabile
Terreno: sciolto
GERMOGLIO (osservazioni su germogli di 10-30 cm)
001 – Forma dell’estremità – 7) aperto
002 – Distribuzione della pigmentazione antocianica sull’apice – 1) assente
003 – Intensità della pigmentazione antocianica dell’estremità – 1) nulla o molto leggera
004 – Densità dei peli striscianti (lunghi) sull’apice – 5 – 7) media, forte
005 – Densità dei peli dritti (corti) sull’apice – 3) leggera
– Colore dell’apice (escluso gli antociani) – 1-2) bianco, giallo
– Asse del germoglio – 1-2) eretto, curvo
Foglioline apicali (le prime tre a partire dall’apice)
– Aspetto del lembo -1 – 3) la seconda e la terza spiegate, a gronda la prima
– Densità dei peli striscianti dell’estremità – 5 -7) media, forte
– Densità dei peli dritti –1) nulla o leggerissima
– Distribuzione della pigmentazione antocianica – 1) assente
– Colore (escluso gli antociani) – 5) verde bronzato
Foglioline basali (quelle ancora in accrescimento poste immediatamente al disotto delle prime tre)
– Aspetto del lembo – 1) spiegate
– Densita’ dei peli striscianti – 5) media
– Densita’ dei peli dritti – 1) nulla o leggerissima
– Distribuzione della pigmentazione antocianica – 1) assente
– Colore (escluso gli antociani) – 5) verde bronzato
GERMOGLIO alla fioritura
006 – Portamento (su tralcio non palificato) – 1-3) eretto, semieretto
007 – Colore della faccia dorsale degli internodi – 2) verde striato di rosso
008 – Colore della faccia ventrale degli internodi – 1) verde
009 – Colore della faccia dorsale dei nodi – 1) verde
010 – Colore della faccia ventrale dei nodi – 1) verde
011 – Densità dei peli dritti sui nodi – 1) nulla o leggerissima
012 – Densità dei peli dritti sugli internodi – 1) nulla o leggerissima
013 – Densità dei peli striscianti sui nodi – 3 ) leggera
014 – Densità dei peli striscianti sugli internodi – 3) leggera
015 – Pigmentazione antocianica delle gemme -1) nulla o leggerissima

CIRRI
016 – Distribuzione sul tralcio – 1) discontinua
017 – Lunghezza – 5) medi
– Tipo -2 – 3) bifidi ; trifidi
FOGLIA GIOVANE (le prime sei foglie dell’apice alla fioritura)
051 – Colore della pagina superiore – 1) verde
053 – Densità dei peli striscianti tra le nervature della pagina inferiore -1-3) leggerissima,
leggera
054 – Densità dei peli dritti tra le nervature della pagina inferiore – 1 ) nulla
055 – Densità dei peli striscianti sulle nervature principali della pagina inferiore – 3) leggera
056 – Densità dei peli dritti sulle nervature principali della pagina inferiore – 1) nulla
APICE
– Forma dell’estremità – 7) aperto o a ventaglio
– Distribuzione della pigmentazione antocianica – 1) assente
– Densità dei peli striscianti sull’apice -5 – 7) media, forte
– Densità dei peli dritti sull’apice -1) nulla o leggerissima
– Colore (escluso gli antociani) – 1 – 5 ) bianco, verde bronzato
– Asse del germoglio -1-2) eretto, curvo
Foglioline apicali (le prime tre a partire dall’apice)
– Aspetto del lembo – 1) spiegate
– Distribuzione della pigmentazione antocianica -1) assente
.Foglioline basali (quelle ancora in accrescimento poste immediatamente al di sotto delle prime tre)
– Aspetto del lembo – 1) spiegate
– Distribuzione della pigmentazione antocianica – 1) assente
FOGLIA ADULTA
065 – Taglia – 3 – 5 ) piccola, media
066 – Lunghezza – 1 – 5 ) cortissima, media (12-15 cm)
067 – Forma del lembo – 3) pentagonale
068 – Numero dei lobi – 2 – 3 ) trilobata, pentalobata
069 – Colore della pagina superiore del lembo – 7) verde scuro
070 – Pigmentazione antocianica delle nervature principali della pagina superiore del lembo –
1) nulla o leggerissima
071- Pigmentazione antocianica delle nervature principali della pagina inferiore del lembo-1-
3) nulla o leggerissima, leggera
072 – Depressione sulla pagina superiore del lembo (fra le nervature secondarie
e terziarie) – 9) presente
073 – Ondulazione del lembo fra le nervature principali o secondarie – 3) generalizzata
074 – Profilo del lembo (taglio trasversale nel mezzo del lembo) – 5) contorto
075 – Bollosita’ della pagina superiore del lembo (convessità tra le nervature di
ultimo ordine) – 1 -3) nulla o leggerissima, leggera
076 – Forma dei denti – 2 – 3) a lati rettilinei, a lati convessi
077 – Lunghezza dei denti – 7) lunghi
078 – Lunghezza dei denti in rapporto alla larghezza della loro base -5) medi
– Regolarità – 2) irregolari
– Prominenza – 2) molto pronunciati
– Larghezza della base – 1) a base larga
079 – Forma del seno peziolare – 2) molto aperto
080 – Forma della base del seno peziolare – 1 – 2) ad U, a V
081 – Particolarita’ del seno peziolare – 1) nessuno
082 – Forma dei seni laterali superiori – 1 – 2) aperti, chiusi
083 – Forma della base dei seni peziolari superiori -2) sagomata a V
– Forma dei seni laterali inferiori -2-1) chiusi, raramente aperto un seno
– Angolo della sommità dei lobi terminali – 3 ) ottuso
084 – Densita’ dei peli striscianti tra le nervature della pagina inferiore – 3) leggera
085 – Densità dei peli dritti tra le nervature della pagina inferiore – 1) nulla o leggerissima
086 – Densità dei peli striscianti sulle nervature della pagina inferiore – 3) leggera
087 – Densità dei peli dritti sulle nervature della pagina inferiore – 1) nulla o leggerissima
088 – Pelosità strisciante sulle nervature principali della pagina superiore -1) assente
089 – Pelosità dritta sulle nervature principali della pagina superiore – 1) assente
– Densità dei peli striscianti sulla pagina superiore – 1) nulla o leggerissima
– Densità dei peli dritti sulla pagina superiore – 1) assente
– Lucentezza -1) opaca
– Sporgenza delle nervature – 1) sporgenti
090 – Densità dei peli striscianti del picciolo – 1) nulla o leggerissima
091 – Densita’ dei peli dritti sul picciolo – 1) nulla o leggerissima
092 – Lunghezza del picciolo – 3 ) corto
093 – Lunghezza del picciolo in rapporto alla nervatura mediana – 3 ) più corto
– Grossezza del picciolo – 2) medio
– Sezione trasversale del picciolo con canale – 2) poco evidente
TRALCIO ERBACEO
– Sezione trasversale – 2) ellittica
– Contorno – 3) costoluto
– Tomentosità – 1) glabro
– Colore – 1 -3 ) verde, riflessi rossi
– Diffusione del colore – 2) parzialmente diffuso
SARMENTO (tralcio legnoso, dopo la caduta delle foglie)

101 – Sezione trasversale – 2) ellittica
102 – Superficie – 3) striata
103 – Colore generale – 8) nocciola
– Distribuzione del colore – 1) uniforme
– Superficie – 2) parzialmente pruinosa
104 – Lenticelle – 9) presenti
– Corteccia – 2) resistente
– Consistenza – 4) elastico
– Aspetto -1) poco ramificato
– Nodi – 2) non evidenti
105 – Densità dei peli dritti sui nodi – 1) nulla o leggerissima
106 – Densità dei peli dritti sugli internodi – 1) nulla o leggerissima
– Gemme – 3) arrotondate
– Gemme – 2) molto evidenti
– Cercine peziolare -1) sporgente
– Cercine peziolare – 1) sinuoso
– Sezione longitudinale del tralcio all’altezza del nodo – 1) diaframma piano
TRONCO
– Aspetto – 2) medio
INFIORESCENZA
151 – Sesso del fiore – 3) ermafrodita
152 – Livello d’inserzione della prima infiorescenza – 2) terzo, quarto nodo
153 – Numero di infiorescenze per tralcio -2) da 1,1 a 2 infiorescenze
154 – Lunghezza dell’infiorescenza prossimale – 7) lunga
– Forma del bottone fiorale – 1) globoso
– Dimensione del bottone fiorale – 1) piccolo
– Fertilità del fiore – 1) autofertile
GRAPPOLO
201 – Numero medio di grappoli per tralcio – 2) da 1,1 a 2 grappoli
202 – Taglia – 5) medio
203 – Lunghezza – 5 -7) medio, lungo
– Forma del grappolo – 1) conico
– Forma del grappolo – 2) alato (ala corta)
204 – Compattezza del grappolo – 5 – 7) medio , compatto
205 – Numero degli acini – 3 – 5) basso, medio
206 – Lunghezza del peduncolo -1) cortissimo
207 – Lignificazione del peduncolo – 5) media
ACINO
220 – Grossezza 7) grosso
221 – Lunghezza – 5) medio
222 – Uniformità della grossezza – 1) non uniforme
223 – Forma dell’acino – 4) ellittica
224 – Sezione trasversale – 2) circolare
225 – Colore dell’epidermide – 1) verde-giallo
226 – Uniformità del colore dell’epidermide – 1) non uniforme
227 – Pruina – 7) forte
228 – Spessore della buccia – 7) spessa
– Consistenza della buccia – 2) consistente
229 – Ombelico – 1) poco apparente
230 – Colorazione della polpa – 1) non colorata
232 – Succulenza della polpa – 1) poco succosa
233 – Rendimento in succo – 3) basso (48 ml/100gr acini)
234 – Consistenza della polpa – 2) consistente
236 – Particolarità del sapore – 4) erbaceo, dolce
238 – Lunghezza del pedicello – 5) medio (da 8 a 12 mm)
239 – Separazione del pedicello – 2) facile
– Colore del pedicello – 1) verde
– Cercine – 1) evidente
– Colore del cercine – 2) verde
– Lunghezza del pennello – 2) medio
– Colore del pennello – 1) non colorato
241 – Presenza dei semi – 3) presenti
– Numero medio di semi per acino – 3) fino a 3 semi
242 – Lunghezza dei semi – 5) medi
– Forma dei semi – 2) piriforme
– Forma del becco – 3) a becco lungo
243 – Peso medio di 100 semi da acini della parte centrale di 10 grappoli – 7) elevato (da 40
a 55 mg/seme)
244 – Scanalature (striature) sulla faccia dorsale dei semi – 2) presenti
FENOLOGIA
301 – Epoca di germogliamento: terza decade di Aprile
302 – Epoca di fioritura: seconda decade di Giugno
303 – Epoca di invaiatura: prima decade di Agosto
304 – Epoca della maturazione fisiologica: terza decade di settembre
305 – Inizio dell’agostamento – 5 ) medio
306 – Colorazione autunnale delle foglie – 1 –3) giallo , rossastro
351 – Vigoria del tralcio – 7) vigoroso
352 – Crescita dei germogli pronti – 3 – 5) leggera, media
353 – Lunghezza degli internodi – 5) medi (da 90 a 120 mm)
354 – Diametro medio degli internodi –5) medio ( fino a 11 mm)
502 – Peso medio del grappolo – 3 – 5) basso, medio
503 – Peso medio dell’acino (media di 100 acini) – 5) medio
504 – Produzione media di uva per ettaro – 5) media
505 – Tenore in zucchero del mosto (in %) – 5) medio (circa 18,5%)
506 – Acidità totale del mosto (acido tartarico g/l) – 3) bassa ( circa 5.24‰)
– Fertilità delle femminelle – 4) scarsa
RESISTENZE (aspetti macroscopici)
– Alle avversità climatiche – 2) media
– Agli agenti parassitari – 3) buona
COMPORTAMENTO NELLA MOLTIPLICAZIONE VEGETATIVA
– Affinità d’innesto con i più diffusi portinnesti – 3) buona
IV – CARATTERISTICHE ED ATTITUDINI COLTURALI
Vigoria: media
Produzione: costante
Posizione del 1° germoglio fruttifero: – 3°

V – UTILIZZAZIONE
Per la vinificazione. Raramente vinificato da solo, trova impiego nei vari uvaggi.
VALORI
MEDIA ED ERRORE STANDARD MINIMO MASSIMO
Analisi meccanica del grappolo:
– lunghezza del peduncolo (n = 10) cm 2,35 ± 0,18 1,51 3,01
– lunghezza del grappolo (n = 10) cm 21,00 ± 0,82 17,01 25,05
– peso del grappolo (n = 10) g 237,07± 0,23 140,50 510,72
– peso dell’acino (n = 50) g 2,81 ± 0,26 1,93 4,19
– diam. Long. dell’acino (n = 5 x 10) mm 19,0 ± 0,02 14,06 20,05
– diam. Trasv. dell’acino (n = 5 x 10) mm 17,0 ± 0,22 13,01 18,60

Composizione del grappolo (n = 10):
– acini % 95,81 93,07 98,12
– raspi % 4,19 2,95 4,50

Composizione dell’acino (n = 5 x 10):
– bucce % 17,30 11,55 19,10
– vinaccioli % 4,90 3,71 4,95
– polpa e mosto % 77,80 70,15 79,40
Vinaccioli per acino (n = 50) n 2,100 ± 0,073 1 3

VI-IMPORTANZA ECONOMICA E DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

Vitigno a duplice attitudine, è coltivato in diversi areali della Campania (Provincia di Napoli, Avellino, Salerno).
Riveste interesse economico anche al di fuori dell’areale di produzione ove è utilizzato per la vinificazione da solo o con altri
UFFICIO STAMPA ERSAC per VINITALY 2006:
LAURA CAICO
CELL: 338 / 7589944

Categorie: Il Contadino

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