Di venerdì 12 la notizia che il Parlamento Euripeo aveva bocciato la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Di ieri, sabato, la notizia che i governi dei 25 paesi che fanno parte dell’Unione hanno ribaltato il no e hanno detto sì alla costruzione del ponte. In sostanza era una decisione scontata. Infatti, il ponte fa parte di una serie di grandi opere che riguardano anche altri paesi europei. Dire no definitivamente al ponte, significava innescare un no a catena anche sulle grandi opere di altri paesi membri. Il braccio di ferro, dunque, se c’è stato, era ampiamente atteso e motivato, ma del tutto blando. D’altra parte non va dimenticato che questi colpi a sorpresa si verificano in prossimità di una campagna elettorale per le europee alquanto vicina ed ogni mossa è buona per tirare acqua ai diversi mulini. Ora non resta che vedere come il governo italiano si attrezzerà, per portare avanti l’opera che, è bene ricordarlo, non è contestata solo dal Parlamento Europeo, ma da ambientalisti italiani, e da gran parte del mondo scientifico che nell’opera intravede un grande disastro, sia per l’opera stessa che va a posizionarsi su un braccio di mare alquanto irrequieto oltre che su fondali e sponde per niente rassicuranti, e un pericolo incombente per le comunità circostanti.


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