Intervento di Gianpaolo Necco, componente Arga Campania – Gli ultimi tre palazzoni di Castelvolturno, posti all’interno del Villaggio Coppola, in riva al mare, sono stati abbattuti. E sono in tutto otto, sui tanti da buttare giù, più un pontile a Mondragone. Il tutto alla presenza delle più alte cariche regionali preposte alla tutela del territorio. Bene, avanti così, se tutto questo serve a recuperare all’ambiente i tanti metri dalla fascia litorale flegrea e domitia, e al rimboschimento della bistrattata pineta casertana, violentata da case e ville, sorte tutte abusivamente. D’altra parte a Pozzano, sulla strada che da Castellammare porta a Vico Equense, al posto dell’abbandonato cementificio, in virtù di un patto territoriale, è sorto un albergo, proprio a ridosso della zona dove la montagna, ogni tanto, si sgranchisce le gambe, franando verso il mare; là si ricordano ancora dei morti. Non è molto neanche che il mostro di Fuenti, un albergo sorto al posto di una bella macchia mediterranea, a Vietri sul Mare, alle porte della divina costiera amalfitana, per chi viene da Salerno, ha subito la stessa sorte; così come è attuale che sulla spiaggia di Vietri continuano a franare massi.. A Castelvolturno si buttano giù i palazzi (8 e solo 8) con una lentezza salomonica e intanto il mare lambisce le prime case, anche quelle in tenimento dei comune di Giugliano, colpevoli dello sfascio ambientale e della stessa sparizione delle spiagge. Sorgono le dighe foranee per frenare la fuga della sabbia, ma il danno è enorme e forse incancellabile. Sono palliativi, il mare se la ride. I sindaci, quelli del passato e quelli attuali avranno pure ordinato, oltre a quello dei palazzi del Villaggio Coppola, anche l’abbattimento di quell’enorme ammasso di cemento dei palazzinari-vacanzieri, ma alcuni ne hanno fatto la dimora annuale; non si sa poi cosa ha fermato la legge. Il Tar e il Consiglio di Stato hanno appreso della legge violata attraverso i ricorsi di chi vede minacciato ciò che ha costruito. Ma anche da chi ha denunciato lo scempio. Forse ci siamo, qualcosa si muove e, dunque, viva gli ambientalisti. Ed è recente la decisione del sindaco di Bacoli di abbattere, il giorno successivo all’ordinanza comunale, ogni costruzione abusiva posta sul suo territorio, per scoraggiare i ricorsi che i soliti condoni premiano i devastatori, oltre all’introduzione di un ticket per chi vuole recarsi con l’auto alle spiagge di Miseno e Miliscola. Tuttavia vien da chiedersi il perché della diversità di trattamento: l’ex cementificio di Pozzano è più ecologico del mostro di Vietri? La bella pineta distrutta nel Villaggio Coppola era meno importante di altri palazzoni di Fontana Blu e che dire della bella macchia mediterranea del litorale napoletano e casertano, unico posto dove ancora gli uccelli migratori di tutte le specie dei paesi mediterranei venivano a svernare, ormai ridotta a poco più di un ciuffo di cespugli? E c’è un altro aspetto che ognuno, anche il meno curioso, vorrebbe finalmente conoscere più nei dettagli: tanti palazzi in riva al mare non possono nascere dalla sera alla mattina, così come tante case non possono incollarsi l’una all’altra nello stesso arco di tempo. Chi controlla il territorio non può accampare pretese di un organico ridotto: ci sarà stato, pur sempre, un primo scheletro di casa da abbattere, cioè quando sono state appena alzate le fondamenta, posto che il terreno fosse stato già preparato a notte fonda! Ci sarà stato qualcuno che ha chiesto di utilizzare acqua e luce per il cantiere, ed altri a guardia degli scheletri di cemento grezzo, per evitare furti di materiali. Tutti conniventi, controllori e controllati? Non è da credere, assolutamente. L’operazione “alto impatto”poteva anche avere il compito di vigilare il territorio (e si stava vedendo con risultati tangibili) ma, in onore di chissà quali strategie, la forza di 1500 uomini, operativi tra Napoli e Caserta, si è ridotta a poche centinaia. Vivi e lascia vivere, dunque? Non è da credere. La verità, al solito, potrebbe stare nel mezzo: siamo noi campani che siamo fatti così. L’ambiente siamo noi. Amen.


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