Tabacco a termine ha deciso l’Unione europea, ma i coltivatori campani e umbri non ci stanno. Non si può mandare alle ortiche un lavoro secolare impiantato nelle campagne di queste due regioni principalmente. Si scende in piazza per protestare in modo tangibile per mandare un segnale a Bruxelles che il 21 aprile decide l’applicazione del triennio a termine dei contributi in tabacchicoltura. Se la proposta presentata dal deputato commissario Fishler passa, si costringeranno anche altre regioni italiane e altri paesi membri a rivedere i loro programmi in ordine alle coltivazioni alternative. Ma non è uno scherzo. A partire dal suolo agricolo oggi destinato alla coltivazione del tabacco. Bisognerebbe trovare colture che si adattino al Ph di quei terreni e quand’anche fosse così, bisognerà attrezzare i produttori, con strumenti di lavoro completamente diversi e tutti da acquistare, atteso che oggi il tabacco richiede più l’uso delle braccia che delle macchine, essiccatoi a parte. In sostanza, se anche si trovasse da far lavorare molti di quelli che oggi sono addetti al settore non potrebbero mai raggiungere le 130mila unità attualmente in forza alla tabacchicoltura. L’Italia, il prossimo 21 aprile, dovrà difendere qualcosa come un miliardo di euro di cui oggi beneficiano i produttori di tabacco ma anche quelli di olio. Sulla questione era già intervenuto l’assessore all’agricoltura della Regione Campania, Vincenzo Aita, che aveva incontrato Prodi, al quale aveva riferito della tragicità della situazione del tabacco campano, sollecitandolo ad intervenire energicamente contro la decisione che dovrebbe prendere la Commissione il 21 aprile. Il calendario delle proteste prevede un sit dei lavoratori oggi, e per lunedì prossimo i sindacati hanno già confermato lo sciopero nazionale del settore tabacco e la manifestazione a Roma. L’obiettivo appare scontato: l’incontro col presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per chiedere che il governo eserciti il diritto di veto sulla riforma Fischler. Il presidente della Confagricoltura, Augusto Bocchini, è categorico: la Commissione deve modificare il suo atteggiamento di chiusura e prendere atto del voto del Parlamento europeo che è l’unica istituzione in Europa eletta a suffragio universale e non può ignorare le sollecitazioni dei Paesi membri che vivono soprattutto col tabacco. Sulla identica linea è Massimo Pacetti, capo della Confederazione italiana degli agricoltori: con le decisioni Ue si va al collasso della tabacchicoltura con produttori e operatori che rimangono con un pugno di mosche. Gennaro Masiello, presidente campano della Coldiretti è molto preoccupato perché: qui all’ombra del Vesuvio il tabacco è vitale per l’economia, il taglio dell’Ue renderebbe ancora più precaria l’emergenza-occupazione. (Nota di Gianpaolo Necco, inviata alle Arga)


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