Ferragosto 2003. Inferno sulla terra. Incendi, caldo, risorse idriche al minimo storico conferiscono un quadro spettrale di quest’umanità dolente. Il terzo millennio sta presentando un conto salato a quanti dell’ambiente ne hanno fatto scempio in tutte le latitudini. La bolla africana, tormento dell’Europa, sembra una punizione biblica. Anteprima di ciò che dovrebbe accadere, secondo alcuni illuminati, nel 2012? Chissà. La sistematica distruzione di ecosistemi ci sta portando verso un punto di non ritorno. Gli accorati appelli di Giovanni Paolo II per imporre il rispetto della natura e dei suoi equilibri, in queste ore, assumono i contorni di segni premonitori. Ferragosto di fuoco e di morte. L’afa decima senza pietà i soggetti a rischio. I piromani distruggono, a loro volta, il patrimonio verde dell’umanità. Danni incalcolabili che saranno quantificati appena le piogge acide completeranno l’opera devastante. Piromani? Macché ecoterroristi. Gli arrestati andrebbero puniti con il carcere duro a vita. Oppure con qualche norma presa a prestito dalle leggi islamiche. Fa caldo. La mente va oltre il pensiero. Osservare le più belle località della Campania distrutte dal fuoco, porta ad amarissime considerazioni. Sulle spiagge, dal Garigliano all’Arco naturale di Palinuro, in questi giorni si osservano fiamme e gli andirivieni degli aerei che fanno il pienone d’acqua a mare. Durissimo lavoro, al limite della sopportazione per uomini e mezzi. Quando accadono simili scempi, significa che il territorio non è sotto controllo. Il ruolo della Regione e degli Enti locali sarebbe di valenza primaria. Ma lo stop arriva, quasi sempre, dall’insormontabile carenza di fondi. A difendere il territorio, una volta, ci pensavano coloro che col bosco vivevano. Ricordo l’estate del 1974 ad Agerola. Seduti ad un tavolo di un bar di Bomerano c’erano il maestro di giornalismo Antonio Scotti e l’avvocato Cuomo. In silenzio ascoltavo il loro discorso. Scotti, amante della montagna, chiedeva come mai lì i boschi non bruciavano. Laconica la risposta: qui il verde lo proteggiamo da generazioni. Purtroppo, quest’anno i monti Lattari sono andati in fumo in più parti. Qualcosa è mutato in peggio nella mentalità silvo-agricolo-pastorale. L’arrivismo, il miraggio di guadagni facili su un territorio che si pensa di trasformare in suoli edificabili hanno stravolto, purtroppo, l’essenza umana. E, in un futuro quasi immediato, dovremmo abituarci a convivere con diverse emergenze. Da quelle climatiche a quelle energetiche e per finire a quelle alimentari, ma mai con gli ecoterroristi. E’ un’estate tutta da dimenticare. Buon Ferragosto. (Intervento di Francesco Landolfo, presidente Arga Campania, pubblicato sul quotidiano Roma, inviato alle Arga)


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