Non è un miracolo ma poco ci manca. In tre delle cinque province napoletane da ieri è ricominciata la raccolta dei rifiuti. Che poi vengono scaricati nei siti che erano stati dichiarati pieni e quindi chiusi. Quindi i residenti delle province di Avellino, Benevento e Salerno stanno per tornare alla normalità, anche se ci vorranno giorni, perché i rifiuti ormai hanno alzato cumuli che raggiungono i primi piani. Più nera e sempre più caotica la situazione nel casertano e nel napoletano, dove i residenti stanno presidiando ancora i siti di raccolta, anch’essi pieni, con il risultato che bloccano anche la raccolta dei rifiuti, con camion stracolmi che non sanno più dove versare e con le strade giunte a diventare tutte discariche a cielo aperto, e con in più il rischio di infezioni varie. Tanto che molti sindaci dei comuni dell’hinterland napoletano hanno deciso che da domani si chiudono scuole e uffici pubblici, perché è un rischio grande quello di qualche epidemia (e i topi già stanno facendo man bassa di tutto quel ben di dio che giace a macerare all’aria aperta quasi fosse stato messo apposta per loro). A Casoria le misure di chiusura sono già in atto e il sindaco ha minacciato di chiudere ogni attività, se le cose continuano a restare ferme. Cosa provoca questo blocco è facile da dirsi ma non da risolvere. Mancano i soldi innanzitutto. Mancano aree disponibili se non a ridosso dei centri abitati. Manca una politica di raccolta differenziata in tutti i comuni campani. Quel 12%, indicato come risultato di raccolta differenziata, è un fatto del tutto irrisorio in una regione che per produzione rifiuti è la prima in classifica in Italia. Manca quella determinazione capace di sovrapporsi al pessimismo diffuso, che sta prendendo anche chi dovrebbe agire. Siamo destinati anche noi al macero? Forse sì.


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