Ormai l’affare rifiuti comincia ad assumere proporzioni enormi un po’ in tutta la Campania. La Fibe, la società preposta allo smaltimento, fa saper che per accatastare le balle, mancando i termovalorizzatori, servono 4 ettari di terreno al mese. Ma arriva anche una smentita sul numero degli anni occorrenti per smaltire il lavoro arretrato, non 27 anni, ma “solo” 11. Ma siccome i bastian contrari non mancano mai, c’è qualche esperto che parla addirittura di 50 anni e passa. Non si sa se rallegrarsi o piangere di disperazione. Intanto sono due le società che dovrebbero gestire i rifiuti: la Fibe spa per Napoli e provincia e la Fibe Campania per il territorio rimanente. Tre anni fa la raccoltà differenziata era all’1%, oggi al 12%. Per i prossimi due anni si spera di raggiungere il 35% e sarebbe un successo. Ma i sindaci dovranno inventarsi qualcosa di nuovo per spingere i cittadini a ottemperare ad un dovere civico di prima importanza che riguarda la nostra salute innanzitutto e poi un vivere migliore, senza più cattivi odori, il che non guasterebbe nell’Italia dello sfascio continuo. Intanto, dopo le sue dimissioni Giulio Facchi, ex commissario ai rifiuti, entra a far parte della squadra di consulenti della regione con l’incarico di esperto nel riordino della vicenda dei rifiuti campani. Si preannuncia anche un ripescaggio di Massimo Paolucci anche lui ex subcommissario ai rifiuti, in un altro ruolo ma altrettanto importante. Non hanno fallito i due, è il sistema che li ha fatti fallire.


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