La Polizia Metropolitana di Napoli, diretta dal comandante Lucia Rea, nell’ambito delle attività delegate dall’Autorità Giudiziaria di Santa Maria Capua Vetere, sta eseguendo da alcune settimane una serie di controlli a tappeto degli allevamenti bufalini nei territori di Pietramelara, Formicola, Pontelatone, Baia e Latina, Alife, per contrastare la gestione illecita dei liquami di allevamento e altri reati ambientali.

In particolare, con il coordinamento del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Maria Antonietta Troncone, e su delega d’indagine del Sostituto Procuratore della Repubblica, Valentina Santoro, la Polizia Metropolitana, con il supporto dei tecnici dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per il Mezzogiorno di Portici e dei medici veterinari dell’ASL, ha ispezionato 15 aziende, denunciando 15 persone ed effettuando ben 10 sequestri penali di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, tra cui materiali bituminosi, scarichi abusivi, concimaie non a norma i cui liquami fuoriuscivano verso canali e aree naturali, manufatti edilizi abusivi.

I reati accertati sono gestione illecita dei rifiuti speciali, inquinamento e scarichi idrici abusivi, abusivismo edilizio, gestione illecita degli effluenti di allevamento, violazioni alla normativa sulla sicurezza luoghi di lavoro. Elevati anche 7 verbali di violazione amministrativa.

«La legge ammette la pratica della utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento mediante spargimento sul suolo dei letami e liquami, la cui disciplina si pone in deroga alla normativa sui rifiuti, in quanto, se effettuata in modo corretto, essa è una forma di recupero delle sostanze nutritive ed ammendanti organiche contenute nel letame. Il limite dell’utilizzazione agronomica è che una sua non corretta e razionale gestione può comportare forme di inquinamento causate da reflui che vengono sversati direttamente nelle acque superficiali oppure dalla utilizzazione dei reflui in quantità non corrette e in epoche sbagliate da un punto di vista agronomico e meteorologico», ha affermato il consigliere delegato alla Polizia Metropolitana, Salvatore Pace.

I possibili problemi ambientali conseguenti all’uso non corretto dei reflui zootecnici sono dovuti all’elevato tenore in azoto e in sostanza organica biodegradabile e si manifestano con il passaggio dei reflui nelle acque superficiali, attraverso lo scarico diretto o il dilavamento nella falda freatica, interessando le matrici ambientali. Quindi l’aria (emissione di cattivi odori e di ammoniaca ecc.), il suolo (fitotossicità ed accumulo nel terreno di metalli pesanti e fosforo), l’acqua superficiale e di falda (rilascio di nutrienti solubili in eccesso, in particolare di nitrati, con possibile compromissione della potabilità ed aumento del grado di eutrofizzazione, riduzione del tenore di ossigeno disciolto nell’acqua e l’incremento di microrganismi patogeni qualora le acque siano destinate ad usi potabili).

Per tali caratteristiche sono considerati come fonte di un potenziale danno ambientale, potendo comportare alterazioni delle caratteristiche fisiche, idropedologiche e microbiologiche dei suoli.


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