L’idea di Pietro Paganini

Non c’è solo Genova
Perché siamo tutti responsabili?
Non solo Genova. Perché le infrastrutture falliscono? Chi è il responsabile? Con la tecnologia e le regole abbiamo ridotto i rischi e aumentato le tutele per i cittadini. Ma la cultura clientelare continua a dominare quella individuale prevaricando le regole e provocando disastri. La burocrazia non controlla, e anzi favorisce questa cultura, opprimendo persino la politica.
Come uscirne?
A Competere ci occupiamo di costruire un futuro dove i cittadini possano convivere meglio ed essere più liberi di esprimersi e di fare. Studiamo le tecnologie più avanzate per elaborare le regole che ne consentano l’impiego migliore, a vantaggio di noi cittadini e dell’ambiente in cui viviamo.
La tecnologia e le regole riguardano anche la progettazione, la costruzione e il funzionamento delle strade, dei ponti, dei porti, degli aeroporti e delle infrastrutture più in generale. Grazie a queste opere siamo in grado di muoverci più rapidamente e confortevolmente, e soprattutto possiamo scambiare beni e merci di ogni tipo.
Le regole nella costruzione e nel mantenimento delle infrastrutture servono a tutelare la libertà di muoversi dei cittadini, garantendo la realizzazione di opere tecnicamente migliori e più efficienti, ed economicamente più convenienti.
La tragedia di Genova ci richiama ad alcune riflessioni:
NON C’E’ SOLO GENOVA Spiace segnalarlo. Genova è una tragedia per la portata numerica ed economica, ma ogni giorno si consumano tante piccole tragedie. Sono gli incidenti dovuti alla cattiva gestione e al mancato controllo delle infrastrutture e delle opere pubbliche. Un esempio potrebbero essere gli incidenti – spesso mortali – dovuti alle buche di Roma o di altre città, o il ponte collassato in Brianza, o i solai di alcune scuole pubbliche che cadono a pezzi.
IL FALLIMENTO DI UN’OPERA cioè il mancato funzionamento o nel caso peggiore, il collasso, nel lontano passato poteva essere un evento fisiologico. Con l’impiego del metodo scientifico e la diffusione della cultura scientifica la fatalità dovrebbe essere ridotta quasi a zero. L’evoluzione tecnologica consente di limitare gli errori. Per cui il collasso di un ponte o le buche per strada sistematiche non sono accettabili.
LE REGOLE e le procedure tecniche servono proprio, attraverso il metodo scientifico, a limitare gli errori e i conseguenti danni. Le comunità scientifiche si dotano di regole proprio per evitare di sbagliare. Le regole tecniche però non dovrebbero servire solo per progettare più efficienti infrastrutture, bensì dovrebbero valutare gli aspetti finanziari ed economico-gestionali per il tempo di durata previsto delle opere stesse. Soprattutto quelli della manutenzione che il passar del tempo esige sempre (anche magari mutando li dati in base ai quali il progetto era stato realizzato; ad esempio, a Genova, i volumi del traffico e i pesi trasportati).
Nel caso di Genova così come per le buche delle strade, o per i crolli di edifici, o di palazzine di recente costruzione dopo i terremoti, le regole e le tecnologie applicative ci sono.
LE REGOLE DELLO STATO non meno che quelle che riguardano la tecnica costruttiva e la scienza, devono anche contemplare che l’uomo è per sua natura fallibile. Sia quando valuta le possibili variabili, sia quando deve rispettare le regole stesse. Le regole dello Stato si rivolgono a tutti i cittadini conviventi, e invece succede che spesso si preferiscono “altre regole”, per esempio quelle dei gruppi amicali, clientelari, o di altra natura. Alla regola legata alla tecnica costruttiva o a quella richiesta dallo Stato, si antepongono gli interessi “amicali”. Questa mentalità poco responsabile nel gestire lo Stato, fa anche sì che in più, in un paese di migliaia di piccoli comuni, si aggiungano i “clan” locali molto forti. Nel complesso sono frequenti le spinte a prevaricare le regole dello Stato.
COMPITO DELLO STATO attraverso i suoi rappresentanti, cioè la burocrazia pubblica, è quello di far si che l’interesse di tutti i cittadini venga rispettato. Purtroppo, qui sta il problema. La burocrazia è incapace di controllare e di sanzionare. O peggio, oggi è diventata così complessa da condizionare essa stessa il sistema legislativo e democratico, in difesa del proprio status, anziché essere sistema di trasmissione di regolamenti e leggi innovative tra il potere legislativo e i cittadini.
I RAPPRESENTANTI ELETTI dovrebbero far si che questo non avvenga. Non è così. Per molti anni i rappresentanti si sono in qualche modo sottomessi alla burocrazia. Le ragioni sono molteplici e non è nostro compito sviscerarle qui. Tra queste però, è bene evidenziare che in molti casi i rappresentanti sono di passaggio in quanto comunque soggetti al mandato dei cittadini, mentre i burocrati restano immobili e immuni da qualsiasi giudizio, a volte persino quello della giustizia.
SARA’ COSI’ UN GIUDICE a valutare le responsabilità del crollo di Genova. L’impresa aveva il mandato di mantenere l’opera. La tragedia mostra che non lo ha fatto. Ma la Burocrazia ha vigilato?
NO ALLA NAZIONALIZZAZIONE Il governo ha giustamente evidenziato le possibili commistioni tra gestione pubblica e interessi imprenditoriali privati nella gestione delle opere. Ci vuole trasparenza. Purtroppo se la diagnosi è corretta ed è indispensabile punire i gestori inadempienti, togliere loro la concessione non deve tradursi nel passare l’intera gestione delle opere allo Stato, quindi tutto nelle mani della burocrazia che non ha controllato.
Questo Governo del Contro ha colto il male ma, dominato dall’emotività, propone la nazionalizzazione che sarebbe un disastroso ritorno allo statalismo ideologico.
Imagine: Kathleen M.G. Howlett
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Categorie: Attualità

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