Il gestore di Piazza Affari dice che le azioni della Cirio, dopo la messa in liquidazione sono carta straccia. Gli obbligazionisti contro le banche e i manager. La situazione creditizia intanto offre questi scenari: il Ministro Marzano applica la legge Prodi che congela i debiti per 15 mesi e nomina i commissari per tutelare l’attività produttiva. L’amministrazione straordinaria allunga i tempi in attesa di un nuovo salvataggio. Si spera presto. Il curatore fallimentare raccoglie tutte le risorse disponibili e provvede a pagare i creditori in ordine di importanza. Revoca dei pagamenti sospetti effettuati da una società entro l’anno o i due anni precedenti il fallimento. I creditori in ordine di precedenza sono: commissari, periti, spese per le procedure, dipendenti, previdenza, fisco, banche, fornitori, obbligazionisti. Nell’ipotesi di fallimento le attività del gruppo Cirio potrebbero essere vendute separatamente. La Campania si mobilita per fronteggiare il fallimento della Cirio. La spinta viene dai bilanci in attivo e utili del 2002. poi, improvvisa, grazie a Cagnotti, la crisi. Un disastro finanziario che penalizza 3.500 aziende del Sud. Infatti, il sistema agroalimentare che ruota attorno alla Cirio è costituito da 3220 lavoratori indiretti, 1200 nell’indotto: lattine, barattoli, etichette, trasporti; decine di produttori (coopaker), centinaia di coltivatori, migliaia di braccianti. Totale:20mila persone. I tre impianti campani sono a Caivano, (Na), Cirio-Del Monte, produce conserve e occupa 130 addetti fissi 650 stagionali; Piana di Monteverna, (Ce), Cirio agricola spa la Fagianeria, 30 addetti fissi, 40 stagionali; Piana di Montervern (ce), Centro ricerche agroalimentari con 30 addetti. Il risultato negativo mobilita i lavoratori che minacciano un agosto di fuoco:”Così si distrugge il territorio”. “La Cirio deve restare italiana, penso a Conserve Italia e Divella. Un ruolo anche per Sviluppo Italia”, questo il dire di Alemanno, che mette all’opera una task force per controllare la fattibilità dell’idea. La paura del crac assilla il Governo che si troverebbe a dover fronteggiare quasi 2000 dipendenti tra fissi e stagionali, in Campania vi sono tre impianti. I big italiani a cui pensa Alemanno, a parte Divella, che vende prodotti similari alla Cirio, dalla passata di pomodoro agli spaghetti, ci sono: Barilla, pasta, sughi, e piatti pronti; De Cecco, pasta e olio; Zuegg, confetture e succhi di frutta; Valfrutta, conserve Italia con Colombani e Yoga; Santal, succhi di frutta e bevande del gruppo Parmalat; La Doria, azienda che produce legumi e frutta in scatola. E se tutte queste ditte facessero una cordata di salvataggio, affidando la Cirio a qualcuno che ne capisce?


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