LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI
Aglianico superstar
il mondo del vino
scommette sul Sud.
di LUCIANO PIGNATARO
Nero d’Avola, Aglianico e Montepulciano d’Abruzzo tirano la volata ai vini del Mezzogiorno sui mercati nazionale e internazionale. Piacciono, costano poco rispetto agli ormai inavvicinabili piemontesi e toscani, hanno il fascino dell’esotico sia per il placido consumatore della Valpadana che per l’esigente pubblico tedesco e anglosassone, infine la maggior parte è ottenuto da vitigni autoctoni locali e dunque costituiscono la novità. Così nei wine bar i rossi della Campania e della Sicilia volano. Stupiti da questi successi i produttori cominciano ad interrogarsi su come consolidarli e mentre al Nord si scatena la battaglia delle fiere tra Verona, Milano e Torino, al Sud qualcuno punta a creare qualcosa di alternativo proprio giocando sul tema delle uve tipiche.
Ieri a Napoli ci ha provato l’Associazione Italiana Sommelier rappresentata dal presidente nazionale Terenzio Medri e dal vice Enzo Ricciardi, da sempre animatore dell’organizzazione in Campania dove ormai i soci hanno superato quota 2000. «Le radici del Sud, i vini del futuro» è il titolo del convegno al quale ha partecipato il Gotha degli enologici italiani impegnati al Sud (mancavano però Lanati e il grande Tachis) affiancato da una degustazione collaterale nei saloni dell’Hotel Excelsior con una quarantina di produttori meridionali.
Quale allora il segreto del successo dei vini del Mezzogiorno? Lo ha spiegato Riccardo Cotarella, il wine maker di Montevetrano con il quale ha svoltato l’immagine del vino campano: «Rompere con la tradizione. Nel momento in cui abbiamo finito di fare le cose alla vecchia maniera introducendo tecnica e sapere in cantina e nei campi è venuta fuori la naturale vocazione del terroir del Sud come avevano già dimostrato lo Chardonnay e il Cabernet Sauvignon di Regaleali».
La tendenza è marcata: da Antinori al Gruppo Italiano Vini, dal Gruppo Ilva di Saronno ad Antonio Moretti e ai Fratelli Muratori, da Zonin a personaggi del mondo dello spettacolo, tutti hanno comprato e investito nel Mezzogiorno senza curarsi di quegli handicap continuamente presentati dalla Confindustria come ragione dell’assenza di capitali sotto il Garigliano. «Il Sud ha un fascino irresistibile – ha detto l’attrice Carole Bouquet, madrina della manifestazione e produttrice di Moscato di Pantelleria – quando ho voluto fare qualcosa di importante ho scelto l’isola per fare vino e olio». Ma non è solo nel fascino dei luoghi il motivo del boom: «Il ruolo fondamentale è quello della ricerca – ha spiegato l’enologo Luigi Moio, ordinario dell’Università di Foggia – e se non si producono conoscenze non è possibile sviluppare quelle terre all’avanguardia che elevano la qualità e la competitività del prodotto».
La manifestazione ha avuto anche iniziative collaterali come la presenza degli amici del Toscano, la degustazione a Terrazza Calabritto e la serata di gala a Castel dell’Ovo dove sono stati assegnati i premi Ignazio Miceli ad alcune aziende del Sud da sempre in prima linea nella valorizzazione dei vini del Sud. Stavolta il riconoscimento è andato a Grotta del Sole, Mastroberardino e Mustilli della Campania, Planeta e Donnafugata della Sicilia, a Leone De Castris per la Puglia. La manifestazione chiude così il week end di Cantine Aperte in Campania durante il quale, ha comunicato il Movimento del Turismo del Vino, ci sono stati 25.000 visitatori.
(Da Il Mattino di Napoli del 2 giugno 2004)


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