In Messico un pilota in volo ha filmato con tanto di telecamera 11 astronavi Ufo sullo Stato di Campeche, lungo la costa del golfo del Messico. L’avvistamento è stato riproposto ai telespettatori messicani dalla tv pubblica e la frase “non siamo soli” è tornata d’attualità. E mentre tutti aspettano gli invasori astrali, torna di attualità, purtroppo, il surriscaldamento del pianeta Terra, contro il quale c’è stato l’accordo di Kyoto, ma non tutti paesi industrializzati hanno aderito al patto, Usa compresi. E allora la terra ha pensato (?) bene di risolver da sola il problema: con l’avanzare del riscaldamento globale la terra si difende diventando più umida man mano che si riscalda, potenziando la capacità della biosfera di assorbire anidride carbonica. Più umida attraverso una riduzione dell’evaporazione dovuta a una maggiore proporzione di giorni nuvolosi che aiuta le piante ad una maggiore e più efficiente fotosintesi. In australia il fenomeno è già verificabile visto che al posto delle pianure erbose si stanno sviluppando zone cespugliose che sono la prova provata della teoria di autosalvezza della terra. Ma gli animali di quel continente soffriranno di questa tendenza, perché vedranno disponibili sempre meno zone a loro disposizione per il loro approvvigionamento. Ma i gravi rischi dell’effetto serra e della desertificazione stanno tutti là se i paesi industrializzati, e con essi l’Italia, non applicheranno le direttive di Kyoto. Si parla di utilizzare fonti alternative per l’energia e di ricostruire quel microclima che consente alla flora e alla fauna di vivere come in passato, ma tutti, Italia compresa, dovranno rispettare gli accordi. Diversamente la terra, da sola, non ce la farà a difendersi dai guai del progresso. Ricordare gli obiettivi di Kyoto non è, a questo punto, sbagliato. L’accordo firmato nel 1997 impegnava i Paesi industrializzati a ridurre le proprie emissioni di gas serra, responsabili del riscaldamento globale in atto. I gas-serra del protocollo sono: CO2, anidride carbonica; metano; protossido d’azoto; tre composti fluorurati. L’obiettivo, dunque, si può raggiungere con l’incremento delle superfici a foreste; i programmi di cooperazione tra i paesi sviluppati; i progetti basati sulle eco tecnologie; il commercio delle emissioni di gas serra. Intanto i cambiamenti climatici di cui si parla e che possono presentarsi entro il 2100, potrebbero riguardare l’aumento della temperatura da 1,4 a 5,8 gradi, con la crescita del livello dei mari tra gli 8 e 88 millimetri. Il costo dei cambiamenti climatici calcolati per annualità, nel mondo sono di 100.000milioni di euro, in Italia di 14.000milioni di euro. Cifre incredibili e paurose ma che dovrebbero indurre i responsabili delle politiche economiche e ambientali a prendere sul serio l’allarme di Kyoto. Intanto il no all’accordo, oltre che dagli Usa, è venuto anche da Russia e Australia. Mentre per il sì hanno votato l’Ue, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Italia, Francia, Spagna, Belgio, Cina. Per far entrare in vigore l’accordo è necessaria la firma di un numero di paesi che rappresentino al 1990 almeno il 55% delle emissioni globali di CO2. Allo stato la percentuale raggiunta è di 55,9 ma non appare chiaro l’intendimento dei paesi componenti e, quel che è peggio, l’Italia che nel 1990 aveva il 3,1% di emissioni nocive, ora viaggia verso quel +134% che nessuno auspicava. Meno male che ci pensa la terra a salvarsi da sola.


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