Di notte, i ladri hanno trafugato da Pompei scavi, prendendo un reperto di marmo di 2000 anni fa che pesa la bellezza di un quintale. Una bocca di pozzo che era oggetto comune a quei tempi ma rarissima oggi. Unica, tanto da spingere i trafugatori a rubarla, forse per qualcuno in particolare, forse per qualche collezionista, forse per chi offre di più. Come avranno fatto a portarla via senza qualche carriola, come avranno aperto le porte degli scavi, come avranno fatto tutto senza che nessuno se ne accorgesse? Non se ne può più. Il museo a cielo aperto che è Pompei merita più riguardo, rispetto e attenzione da parte di chi vi lavora innanzitutto. Altrimenti, e qui diamo ragione a Luigi Necco, responsabile dell’azienda di soggiorno, meglio chiudere bottega. Sono decenni che la storia dei furti a Pompei fa fare promesse da marinai a Ministri, Soprintendenti, Politici e Istituzioni varie. La vogliamo finire di dire bugie? I cinque milioni di visitatori all’anno dovrebbero far correre ai ripari, senza più ricorrere a trucchetti infiniti di nulla fare. Quelli son soldi che pesano doppio! Intanto, sempre Necco, rivela una verità nascosta ai più: quelle telecamere, incendiate mesi fa, non sono mai state riparate. La cosa più spassosa è che il direttore amministrativo della Soprintendenza, ieri stesso, ha detto che gli occhi telematici tradizionali che dovrebbero scrutare i sette km di perimetro degli scavi, non servono, è un sistema che da solo non va, (nonostante siano stati spesi 5 milioni di euro). Ci vorrebbero 5 milioni di euro (ancora?), ci vuole qualcosa di più moderno, di più complessivo, che sorvegli anche le zone interne, una cablatura ad hoc, perché si interviene su una zona archeologica. Ci vuole…la chiusura degli scavi.


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