In un film di Don Camillo c’è una scena in cui un contadino, per entrare in possesso del suo podere che l’affittuario non vuol lasciare, prende carro, animali e moglie incinta e se ne va ad accamparsi sotto il colonnato del municipio di Brescello. Il bimbo nasce tra i belati di pecore e poi tutto si sistema. Erano gli anni del dopo guerra, le persone si amavano e rispettavano. C’era in giro tanta fame ma anche tanta dignità. Che sembra aver ritrovato ieri ad Acerra, nei contadini che hanno costruito un recinto in piazza, davanti al Duomo, con oltre 300 pecore, per sollecitare le istituzioni a pagare gli indennizzi agli allevatori, ai quali il 31 dicembre furono tolti per essere massacrati settemila capi, tra ovini e caprini, perché infettati dalla diossina. La gente è entrata in chiesa, i vigili hanno storto il naso per la puzza, le autorità pure, ma le cose son rimaste così, in una uggiosa pacifica domenica, primo giorno di primavera. Triste, mortificante e senza vie d’uscita.


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