8 dicembre 2003 – 37. Funghi: Boletus satana, fig. 25, Porcino malefico.
di Umberto Violante
I funghi simbionti: instaurano una stretta relazione mutualistica con l’apparato radicale di quasi tutte le piante. Tale rapporto, pianta e fungo ospite, è detto simbiosi micorrizica, in cui il fungo utilizza gli zuccheri sintetizzati dalla pianta e fornisce all’ospite acqua, azoto, fosforo, magnesio ed altri minerali importanti. Questi funghi: porcini, tartufi, ecc., possono essere coltivati solo se in simbiosi con le piante.
Nome: Porcino malefico.
Nomi dialettali campani: Sassone, Sasso, U’Satana, Tavarino, Ferrigno maligno
Descrizione
Cappello: 8-30 cm di diametro, carnoso, emisferico, poi convesso appiattito, biancastro o bianco verdastro o giallino nocciola, chiazzato, glabro e liscio, con piccole screpolature al centro; diventa bruno quando manipolato.
Tubuli: giallognoli o giallo verdastri, corti, al tocco virano nel blu.
Pori: piccoli, rotondi, rosso sangue o rosso arancione verso il margine, viranti nel verdastro alla pressione.
Gambo: ovale o globoso, tozzo, compatto, ingrossato alla base, color giallognolo o giallo arancio; nella parte alta ricoperto da un fine reticolo a piccole maglie di colore rosso vivo; nella parte inferiore a superficie gialla, diffusamente rossa.
Carne: soda, compatta, biancastra, assumente rapidamente al taglio una tinta rossiccia che vira nel viola e poi nel grigio scuro; odore e sapore gradevoli.
Spore: fusiformi, bruno olivastre in massa.
Habitat: cresce generalmente su suoli calcarei, sotto latifoglie, dalla primavera all’estate.
Proprietà: tossico, perché provoca vomiti persistenti
Note: nella fantasia popolare sono riportate varie colorate leggende su questo tenebroso fungo.
Etimologia: dal latino satanas, velenoso, malefico, cioè di satana.


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