4 novembre 2003 – 29. Funghi:Chalciporus piperatus, fig. 17, Boleto pepato
di Umberto Violante
I funghi simbionti: instaurano una stretta relazione mutualistica con l’apparato radicale di quasi tutte le piante. Tale rapporto, pianta e fungo ospite, è detto simbiosi micorrizica, in cui il fungo utilizza gli zuccheri sintetizzati dalla pianta e fornisce all’ospite acqua, azoto, fosforo, magnesio ed altri minerali importanti. Questi funghi: porcini, tartufi, ecc., possono essere coltivati solo se in simbiosi con le piante.
Nome: Boleto pepato
Nomi dialettali campani: Sasso, Tavarino
Descrizione
Cappello: emisferico poi convesso, liscio, vischioso a tempo umido; cuticola separabile dal cappello; colore cannella o giallo rossastro; piccolo 3-5 cm. di diametro.
Tubuli: annessi, decorrenti o sub decorrenti, rossastri.
Pori: grandi, angolosi, irregolari, colore ruggine o rosso bruni.
Gambo: gracile, pieno, un po’ ingrossato alla base, rossastro o e giallastro verso la base.
Carne: tenera, gialla quella del gambo, giallastra quella del cappello e rossastra sotto la cuticola; sapore pepato, odore leggero.
Spore: da fusiformi a ellissoidali, rosso cannella in massa.
Habitat: cresce nei boschi misti, ma specialmente sotto conifere, dalla tarda estate a tutto l’autunno.
Proprietà: non commestibile, perché pepato.
Note: non è un fungo tossico, tanto che in alcune regioni viene essiccato, polverizzato e usato come condimento pepato.
Etimologia: dal latino piperatus, pepato, per il sapore molto pepato della sua carne.


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