Pompei scavi, minacce di sciopero ad oltranza, nuovo colpo al turismo
Nel momento in cui Pompei si appresta a vivere i giorni di maggiore afflusso ecco che per i turisti in arrivo al sito più visitato del mondo si prospettano disagi e scioperi.I malumori, con tutto quel che segue,viste le proteste in atto dei sindacati, potrebbero segnare l’alta stagione turistica del 2004. Allarmante, infatti, appare il documento diramato da Cgil, Cisl, Uil e delle sigle autonome Flp-Bac, Unsa e Intesa, che annunciano uno sciopero, e una serie di manifestazioni a Roma, per martedì 30 giugno. Data che però è ancora al centro di dubbi, essendo alcuni sindacati più propensi a far slittare la protesta a sabato 10 luglio. I tour operator, comunque, sono in allerta, e nell’incertezza hanno preferito cancellare il nome di Pompei dagli itinerari turistici di fine giugno. Sono ore di grande fibrillazione agli Scavi, dove il city manager Giovanni Lombardi per scongiurare lo sciopero ha riaperto il tavolo delle trattative. Ma l’incontro tra la Soprintendenza e i sindacati, che si è svolto ieri, non ha sortito effetti. I rappresentanti sindacali non hanno accettato le proposte dal manager, accusato di aver offerto «cifre mortificanti», ed hanno rilanciato l’ultimatum: «Se entro il 30 non avremo risposte chiare e concrete, chiuderemo gli Scavi». Per l’amministratore dell’Azienda del turismo di Pompei, Luigi Necco, la chiusura del sito equivarrebbe a una catastrofe per l’immagine del sito più conosciuto al mondo. «Per il ministero di Urbani come dei suoi predecessori – accusa Necco – i problemi si fermano prima della lettera “i”, come impegno, e “p”, come pagamento. È veramente avvilente che per pochi soldi si debba rischiare quel poco di credibilità dei funzionari, dei dirigenti e dei lavoratori che l’Italia riesce a mettere insieme». Per Necco, «chiudere gli Scavi equivale a pugnalare gli affreschi o a rimuovere i mosaici»: le colpe sono di Roma «lontana e sorda», mentre qui «ci sono cancelli chiusi e i turisti fuori». I lavoratori della Soprintendenza protestano per il mancato pagamento del lavoro straordinario effettuato dal 1988 al 1996, rivendicano la rideterminazione di un equo carico di lavoro per il servizio di vigilanza notturno e diurno degli scavi di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e Boscoreale, chiedono chiarimenti dal soprintendente sulla sua proposta di privatizzare la vigilanza. Per la liquidazione degli arretrati, complessivamente un milione e 800mila euro, i sindacalisti Michele Germano della Cgil, Aldo Avitabile (Cisl), Antonio Pepe (Uil), Salvatore De Cristofaro (Unsa) e Giuseppe Palomba (Flp), hanno proposto di attingere dalle somme residue del “Fua 2003”, oppure dagli incassi ottenuti con le aperture del lunedì: Pompei infatti è l’unico sito di interesse storico-culturale a non applicare, da oltre quindici anni, la chiusura settimanale. Inoltre una sottolineatura riguarda la privatizzazione dei servizi di vigilanza che, secondo i sindacati, è una minaccia seria, perchè il personale continua a diminuire, tra trasferimenti e pensionamenti, mentre il ministero non mette mano a nuove assunzioni. Insomma, siamo alle solite: la stagione pompeiana non dura solo nei mesi estivi, Pompei vive tutto l’anno, è vergognoso che si debbano registrare ancora di queste manchevolezze ad ogni estate, sembra quasi diabolico.


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