Rifiuti e bagni col rischio salute, ecco la Napoli che non si smentisce. Sono emergenze continue che non si riescono a fronteggiare con quel decisionismo necessario. Anche se il presidente della Regione, Antonio Bassolino, sorride e condivide ciò che ha scritto sulla rivista Condè Nast la giornalista inglese Evans Julian, ovvero, che Napoli è una città “sensuale”. Anzi, sul suo blog il governatore ha commentato: “Penso che Julian Evans sia riuscita nel difficile intento di rappresentare le diverse anime che contraddistinguono Napoli. Una città che ha tanti problemi, ma che ha la volontà di affrontarli giorno dopo giorno”. Prendiamo queste ultime parole come un auspicio. Magari sollecitando la Regione a riappropriarsi del suo ruolo per lo smaltimento rifiuti. Il caso della discarica di Tufino, d’altra parte, è emblematico. Gli avvisi di garanzia, spediti dalla Procura di Nola dopo l’esposto dell’Asl 4 che in un primo momento avevano indotto il prefetto Catenacci a dimettersi da commissario per l’emergenza rifiuti, evidenziano come non ci sia un filo conduttore comune nella complessa strategia per la soluzione del caso. Sino ad oggi si è sentito parlare soltanto di riapertura di obsolete e saturatissime discariche e non dell’accelerazione dei lavori dell’unico termovalorizzatore in costruzione ad Acerra. I Comuni che sono stati trasformati in contenitori della spazzatura di Napoli hanno ragione a far sentire forte la loro protesta. Qui si blatera troppo e si programma poco. Si discetta sul sesso degli angeli, come differenziata sì o differenziata no, mentre si produce sempre di più immondizia. Se Napoli, più o meno, sembra immune da grandi accumuli di rifiuti, provate ad andare in giro anche nelle località turistiche. L’altro giorno, lungo la Domiziana c’erano “discariche spontanee” in fiamme che rendevano l’aria irrespirabile. Evidentemente, è la soluzione estrema, quella del fuoco “purificatore”. La soluzione, piaccia o no, è nella costruzione di quelle strutture che riescono a trasformare anche i rifiuti in fonti alternative energetiche. Ci sono città che non fanno pesare il costo dell’illuminazione pubblica sui cittadini perché traggono l’energia attraverso la distruzione di ciò che si deposita nei contenitori dell’immondizia. Che non si possa più attendere oltre il dovuto è dimostrato anche dalla presa di posizione dei sindaci dell’area vesuviana che, attraverso Enzo Cuomo, primo cittadino di Portici, hanno chiesto un termovalorizzatore a tecnologia avanzata per eliminare duecentomila tonnellate di rifiuti all’anno. La stessa cosa ha detto il Sindaco di Salerno, mentre a Napoli Rosa Russo Iervolino e il presidente della Camera di Commercio Gaetano Cola hanno espresso il loro parere favorevole. Anzi, Cola ha anche suggerito la zona di Vigliena dove fare sorgere la struttura, incassando subito il “niet” di Antonio Borriello, capogruppo dei ds al Comune che vuole il termovalorizzatore al di fuori della zona orientale di Napoli. I tempi, come si vede, sono alquanto maturi per affrontare seriamente e con decisione questa complessa problematica. Certo, bisognerà confrontarsi a viso aperto e a denti stretti con il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraio Scanio per il quale la priorità è la raccolta differenziata. Ma bisogna fare presto. Diversamente, saremo alle solite, con un ulteriore disastro ambientale che andrà ad aggravare maggiormente il rischio salute per la collettività. E di pericoli in questo periodo se ne corrono anche di genere diverso. Lo fanno coscientemente tutti coloro che vanno a tuffarsi nelle acque di Bagnoli nonostante i tardivi divieti o di chi, improvvisamente, si trova a nuotare tra cefali morti tra Scauri e Baia Domizia. Non a caso un sensitivo ha sentenziato: è l’estate dei morti viventi.
Francesco Landolfo(nella foto)
7 agosto 2006


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