1) 28 Marzo 2006
La Camera di Commercio di Caserta si attivi ora per un monitoraggio del mercato all’ingrosso della Mozzarella di Bufala Campana Dop
All’indomani dell’accordo tra organizzazioni agricole e di trasformatori sul nuovo prezzo del latte di bufala a Caserta, e dopo la dura presa di posizione della Cia di Caserta e delle Associazioni dei consumatori in merito, il Consorzio Tutela rende nota la propria posizione.
Il direttore Vincenzo Oliviero fa notare: “Il nuovo accordo sul prezzo del latte bufalino comporterà un aumento dei costi di trasformazione industriale della Mozzarella dop nell’ordine del 7 – 8 %; è ora che la Camera di Commercio di Caserta si attivi per monitorare e rilevare i prezzi all’ingrosso della mozzarella di bufala campana attraverso l’istituzione di un borsino merci, che funzioni da vero e proprio termometro dei prezzi.”
Secondo Oliviero il borsino dovrebbe funzionare così: ”Caseifici da un lato e grossisti e buyer dall’altra, agendo da market makers, contribuirebbero a formare il prezzo all’ingrosso, rendendo pubbliche le proprie offerte di prezzo alla vendita e all’acquisto. Allo stesso tempo – continua Oliviero – i consumatori ed i dettaglianti potrebbero scambiarsi i dati sul prodotto compravenduto dall’ingrosso al dettaglio e dal dettagliante al consumatore, potendo fare riferimento ad un prezzo all’ingrosso, franco caseificio che dovrebbe diventare punto di riferimento per l’area Dop.”
Sono anni che altre Camere di commercio già sono ricorse a strumenti analoghi nel settore formaggi: ”A Milano – ricorda Oliviero – da oltre 20 anni esiste un borsino per il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano, mentre a Reggio Emilia lo si è fatto addirittura per il burro più di 15 anni or sono.”
In mancanza di specifici interventi, secondo Oliviero: ”Molti piccoli caseifici rischiano di mantenere prezzi costanti al caseificio, perdendo margini di guadagno, poiché non hanno potere contrattuale verso la grande distribuzione, mentre solo alcuni più grandi forse riusciranno a trasferire sul prezzo del prodotto finito l’incremento di costo della materia prima.” Oliviero, nel riconoscere che l’incremento della materia prima era un atto dovuto, aggiunge: ”Se anche le grandi aziende di trasformazione non riuscissero a trasferire almeno una parte di questi maggiori costi sulla distribuzione, rischierebbero la chiusura: smettiamola con la demagogia e con il populismo.”
Tale situazione di disparità, per altro sempre esistita, rischia ora di essere accentuata dalla ripresa della dinamica dei prezzi del latte, che a Caserta erano fermi da 7 anni.
“I produttori di mozzarella non possono formare cartelli di prezzo – sottolinea Francesco Serra, presidente del Consorzio Tutela, che aggiunge – l’unico soggetto che ora può intervenire a favore del settore è la Camera di Commercio, istituendo una borsa della Mozzarella di Bufala Campana dop, che imponga l’obbligo della trasparenza dei prezzi al caseificio, in modo da evitare fenomeni di concorrenza sleale tra produttori, che finirebbero fatalmente con l’avere severe conseguenze sulla tenuta di molti caseifici, sulla stabilità delle politiche di tutela e promozione del marchio ed infine sulla continuità del lavoro di molti allevamenti bufalini.”
Nello scorso autunno, il Consorzio Tutela aveva già sottolineato l’importanza dell’istituzione di un osservatorio del prezzo all’ingrosso della Mozzarella di Bufala Campana.
Quanto all’impianto del vecchio accordo del 1999, che ancorava gli incrementi del prezzo del latte di bufala al prezzo della mozzarella all’ingrosso, Oliviero rileva: “E’ del tutto evidente che si tratta di una parte dell’accordo rimasta inapplicata, per il semplice fatto che gli aumenti all’ingrosso, calcolati a prezzi costanti, sono di fatto stati mangiati dall’inflazione, mentre il prezzo della mozzarella al consumo è volato a causa della pressione della Grande distribuzione e dei suoi buyer.”
Il Consorzio intende dare il proprio contributo tecnico alla sede deputata per la istituzione di un mercato all’ingrosso formale della mozzarella – la Camera di Commercio di Caserta – in vista del superamento di una contrattazione sul latte di bufala limitato alla provincia di Caserta e al fine di rendere Caserta la piazza dove si contratta il prezzo all’ingrosso franco caseificio della Mozzarella dop per il resto dell’area Dop.
2) 30 Marzo 2006
Anasb: ora anche un borsino per i capi bufalini.
L’Anasb plaude all’iniziativa del Consorzio tutela mozzarella di bufala campana e rilancia: ”Data la disponibilità della Camera di Commercio Gustavo di Caserta ad organizzare un mercato regolamentato per la mozzarella di bufala campana, credo sia opportuno vagliare anche l’ipotesi di un mercato regolamentato, gestito sempre dall’ente camerale, delle bufale così come avviene per le bovine – dice Raffaele Garofalo, presidente dell’Associazione nazionale allevatori specie bufalina, che aggiunge – un tale mercato a Caserta può ben presto diventare piazza di riferimento per il Bufalo”.
Garofalo in particolare sottolinea: ”Se con il borsino della mozzarella, il prodotto finale per eccellenza oggi della filiera bufalina, si vuole giustamente ridurre la volatilità, ovvero la varianza rispetto al prezzo medio al caseificio all’ingrosso, che può arrivare anche al 15%, riteniamo vieppiù opportuno regolamentare anche il mercato del capitale che è alla base delle filiera: quello delle bufale.”
Sul borsino della Mozzarella Garofalo dice: ”Auspichiamo come allevatori che il borsino quindi si ponga come un valido strumento, che serva finalmente a rendere pubblici i prezzi all’ingrosso della mozzarella, in modo da orientare al meglio le scelte produttive dei trasformatori, le scelte di acquisto dei buyer, e che possa validamente supportare a valle la filiera del commercio, rendendo un prezzo equo del bene tra consumatori e dettaglianti.”
Sulla presa di posizione dell’ente camerale rispetto all’importanza della quotazione, con riferimnto alla crescente richiesta di mozzarella sui mercati esteri, Garofalo dice: ”Sono certo, da operatore del settore, che la quotazione della mozzarella a Caserta sarà un punto di riferimento anche per i soggetti che la ordineranno dall’estero.”
Il mercato della mozzarella chiama il mercato della bufala: ”Oggi, in Italia, per numero di capi, la Bufala Mediterranea Italiana è seconda solo alla Vacca Frisona tra i grandi ruminanti da reddito – dice Garofalo, che aggiunge – è pertanto auspicabile, che come avviene in altre borse merci di altre province, che anche Caserta si attrezzi per un mercato dei capi bufalini, al fine di rendere trasparente il mercato del capitale, attendibile la stima del valore degli allevamenti, evitare speculazioni di sorta nel rapporto di commercio tra allevatori, tra allevatori e commercianti di animali da carne, mercato emergente, ed infine tra allevatori e soggetti della pubblica amministrazione, al fine della valutazione dei danni agli allevatori, derivanti dalla perdita di animali per cause suscettibili di risarcimento o indennizzo.”
Mimmo Pelagalli


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