Intervista all’assessore all’agricoltura della Regione Campania, Vincenzo Aita.
Negli ultimi anni si è registrata una diminuzione di superficie incendiata per singolo rogo: la Campania è passata da 10 ettari a rogo nel 2000 a 3,6 nel 2003 nonostante il forte caldo della scorsa estate che ha prodotto un maggior numero di incendi.
Assessore Aita, sembra che il piano di prevenzione antincendio della Regione Campania funzioni?
Lo dico senza modestia: il capo della Protezione Civile Bertolaso lo ha definito il miglior piano nazionale e questo rappresenta per noi sicuramente un motivo di orgoglio. Lo scorso anno abbiamo sottratto alle fiamme ben 6 mila ettari di vegetazione di cui il 50 per cento era rappresentato da bosco.
Qual è il suo segreto?
La Campania gode di un’ottima sinergia istituzionale. Abbiamo instaurato un forte rapporto con le 5 Province e le 27 Comunità Montane sulle quali riusciamo a impiegare più di 5 mila unità che lavorano tutto l’anno sulla prevenzione e nei periodi di maggiore rischio, vale a dire i mesi di febbraio-marzo e da giugno a settembre, intervengono nelle attività di spegnimento. Inoltre, con i 6 milioni e mezzo di euro che ogni anno stanziamo in bilancio per le attività di prevenzione, siamo riusciti a dotarci di ottimi mezzi di intervento via terra e di 8 elicotteri per le operazioni aeree.
La Regione Campania è anche l’unica in Italia ad aver affidato parte del servizio antincendio a una società mista, la Sma Campania Spa?
Sì, abbiamo riscontrato negli ultimi anni un aumento del numero di incendi in territori non coperti dalle Comunità montane e in aree limitrofe ai centri abitati. Si trattava, in particolare, di incendi su discariche abusive o focolai in aree pianeggianti. Per controllare meglio l’intero territorio regionale, pertanto, abbiamo deciso di affidare questo tipo di interventi a una nostra società partecipata al 49 per cento. Questo da un lato ha permesso di stabilizzare 568 lsu e dall’altro ha creato professionalità stabili e competenze qualificate nel settore.
Assessore, lei sa che il 70 per cento degli incendi è di origine dolosa? Chi appicca le fiamme? Gli agricoltori, gli operai idraulico-forestali per percepire l’indennità antincendio o i costruttori abusivi in cerca di nuovi terreni?
Nessuno di tutti e tre. Gli agricoltori in genere amano la natura e sono i primi, con il loro lavoro, a mantenere più pulita la campagna e i boschi. I nostri operai, poi, rischiano la vita per spegnere il fuoco e non permetto a nessuno di insinuare dubbi sulla loro buona fede. Per quanto riguarda, infine, il problema della speculazione edilizia posso dire che ormai tutti sanno che vige il divieto legale di costruzione sulle aree percorse dagli incendi. Il punto piuttosto è un altro. I veri responsabili vanno cercati nelle aree di manovra delle ecomafie.
La Regione ha anche avviato un’intensa campagna di sensibilizzazione nelle scuole.
Abbiamo coinvolto i ragazzi delle scuole elementari e medie inferiori. I nostri operai sono andati nelle loro scuole a curare il verde pubblico, a spiegare l’importanza della salvaguardia del bosco e devo dire che i risultati sono più che soddisfacenti al punto che pensiamo di implementare il numero di scuole coinvolte il prossimo anno.
Quali sono le specie più a rischio?
Sicuramente i pini perché hanno una superficie resinosa immediatamente infiammabile. Un incendio che si sviluppa in una pineta è difficile da domare e rappresenta un danno per tutta comunità, non solo per quella immediatamente a ridosso del bosco.
Risultati raggiunti?
Abbiamo aperto al pubblico e reso fruibile la foresta del Taburno per consentire a un numero sempre maggiore di persone di godere del contatto diretto con la natura per poterla meglio rispettare. Inoltre cerchiamo di utilizzare nella riforestazione specie autoctone, tipiche essenze mediterranee.


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