26 agosto 2004 – L’High tech in campo per proteggere le Dolomiti
Le soluzioni proposte da geologi e geofisici dell’Università di Padova prevedono fotocamere termiche, puntamento laser e un sistema Gps: così lo stato delle rocce sarà valutato in tempo reale
CORTINA – Una fotocamera termica digitale a infrarossi per misurare la temperatura delle rocce dolomitiche ampezzane e un sistema d’allarme satellitare per rilevare le più piccole vibrazioni: sono le due soluzioni studiate dal dipartimento di geologia e geofisica dell’università di Padova per prevenire crolli o evitarne pericolose conseguenze.
La vetta del Trephor crollata nel mese di Luglio (Archivio)
FOTOCAMERA TERMICA – La prima, in particolare, rappresenta la prima applicazione in campo scientifico di una tecnologia usata finora solo nell’industria dei motori e nell’edilizia. La fotocamera, utilizzata per la prima volta in questi giorni a bordo di un elicottero e puntata sulla parete del monte Pomagagnon, è in grado di rilevare variazioni di temperatura fino a un decimo di grado a duecento metri di distanza: l’ipotesi di lavoro degli studiosi, coordinati da Antonio Galgaro, è che le rocce che si raffreddano più rapidamente durante la notte siano quelle più interessate da fessurazioni e alterazioni e quindi anche le più fragili dal punto di vista statico.
SMS PER LE VIBRAZIONI – I dati raccolti in volo saranno poi incrociati con quelli presi a terra attraverso un sistema di puntamento laser tridimensionale che consente di disegnare la montagna in forma tridimensionale. Ma a settembre alcuni laureandi ampezzani saliranno anche sulle Cinque Torri, le guglie più famose delle Dolomiti, per installare una sistema Gps in grado di inviare alla base in tempo reale un sms d’avvertimento che rileva le più piccole vibrazioni delle rocce


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