Alla 12 giorni di Milano per fare il punto sulla salute della terra da parte di 189 paesi del mondo, ha risposto l’Agenzia regionale per l’ambiente della Campania (Arpac) che a Napoli, nella città della scienza di Bagnoli, ha organizzato una tre giorni per fare altrettanto sia pure su scala ridotta, parlando solo della Campania nella prima conferenza regionale sull’ambiente. Dalle relazioni ascoltate risulta molto grave la situazione di fiumi Sarno, Volturno, Solofrana e dei Regi lagni; mentre sulle coste vi sono segnali incoraggianti, anche per una serie di interventi già in atto per il risanamento delle spiagge. Per il caso di Acerra, (diossina e dintorni per intenderci), una strana polemica tra l’assessore regionale all’ambiente ed il sindaco che dice che potrebbe esserci diossina anche nel seno materno, non aiuta a risolvere i tanti problemi della zona dell’agro nolano. L’emergenza ambientale in Campania è abbastanza nota, ma una tabella sarà utile al riguardo. I comuni maggiormente interessati da inquinamento sono 19 in provincia di Caserta: Recale, Marcianise, San Marco Evangelista, Portico di Caserta, Macerata Campania, San Nicola la strada, Capodrise, Villa Literno, Casal di principe, San Cipriano d’Aversa, Villa di Briano, San Tammaro, San Prisco, Caserta, Valle di Maddaloni, Maddaloni, Casapesenna, Santa Maria la Fossa, Cancello Arnone; e 7 nella provincia di Napoli: Acerra, San Vitaliano, Pollena Trocchia, Nola, Marigliano, Cercola. Le cause di inquinamento sono molteplici. Le più frequenti sono i rifiuti dati illegalmente alle fiamme; alcune industrie come quelle degli inceneritori, cartiere, fonderie, raffinerie, impianti per la lavorazione di materie plastiche; le discariche abusive di rifiuti tossici spesso provenienti da altre regioni, specie da quelle del nord, con 17 siti censiti ad Acerra; i pozzi inquinati da metalli pesanti e sostanze chimiche, di cui 60 ancora ad Acerra. Tutto ciò ha provocato forzatamente il sequestro in quelle zone a rischio accertato di oltre 500 bovini e 10mila ovini nel periodo 2002-2003. Inoltre gli incendi di rifiuti in tre anni hanno avuto una terribile escalation: 67 nel 2000, 151 nel 2001, 68 nei primi sei mesi del 2002. La diossina che di norma si trova nel latte animale è di 3 picogrammi; mentre il valore riscontrato che ha provocato il panico, varia da 6 a 30 picogrammi con punte di oltre 30! Fra Napoli e Caserta, dunque, le campagne avvelenate dagli incendi dei rifiuti scaricati illegalmente. Vengono dal nord, soprattutto, e al nord vengono inviate le bestie infette dove finiscono in un termodistruttore. Ma quanto costa questo via vai di rifiuti tossici, di bestie da bruciare, di danni da pagare, di terre da bonificare? Ce lo dirà qualcuno che verrà ad incassare, prima o poi. Intanto tra ovini e bovini sono settemila i capi da abbattere entro l’anno. E gli agricoltori e contadini protestano, perché a fronte di questi danni, non solo non sono ancora arrivati gli indennizzi pur stanziati, ma non è mai partita la bonifica dei pascoli. Una catastrofe che a detta degli esperti è peggio di quella di Seveso. La sensazione, lasciando città della scienza, è che non c’era bisogno di arrivare a tanto parlare, per dimostrare di stare peggio degli altri nella tutela ambientale. Sta sotto gli occhi di tutti, quotidianamente. (Nota di Gianpaolo Necco, componente Arga della Campania, inviata alle Arga)


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