Il vertice mondiale di Milano che si apre con la partecipazione di tutti o quasi i paesi industrializzati, dovrà rispondere all’interrogativo che in questi giorni corre sulla bocca dei preoccupati ad oltranza: come salvare la terra da un cataclisma che potrebbe distruggere l’umanità? Gli obiettivi di Kyoto del 1997 avevano già questo quesito nell’agenda di lavoro e ponevano alla riflessione dei paesi potenti della terra questi dati. A Kyoto quindi si chiedeva ai paesi industrializzati di ridurre le proprie emissioni di gas-serra responsabili del riscaldamento del pianeta in atto. Un obiettivo da raggiungere con l’incremento delle superfici a foreste, programmi di cooperazione tra paesi sviluppati; progetti basati sull’eco tecnologie; il commercio delle emissioni di gas-serra. Ora gli impegni sui tagli ai gas-serra tra il 2008 e il 2012 rispetto al 1990 era che i paesi industrializzati producessero il 5,2% in meno (con il no degli americani si perdeva il 3,8%) l’Unione Europea assicurava il meno 8%, e l’Italia il 6,5% in meno. Non male, ma le cifre verranno confrontate in questi giorni e si spera che gli americani si rendano conto che la questione sopravvivenza riguarda anche loro. Infatti i cambiamenti climatici previsti variano di 1, 4, 5, 8 gradi (a secondo delle latitudini dei paesi) entro il 2100, con la crescita del livello dei mari di 8-88millimetri. I costi da sopportare per fronteggiare i cambiamenti climatici nel mondo ammontano a 100.000 miliardi di dollari (o euro) In Italia i costi si attestano sui 14mila. I finanziamenti in miliardi variano da 900 per il fondo clima per Pvs, il contributo italiano è di 108miliardi di euro. I gas sotto osservazione sono: anidride carbonica, metano, protossido d’azoto e tre composti fluorurati. Il caldo in aumento, la siccità, gli incendi e il rischio alluvioni riusciranno a smuovere le sensibilità dei paesi “grandi” ed a scucire i cordoni della cassa?


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