Dall’assessorato all’ambiente della Provincia di Napoli, riceviamo e pubblichiamo.
“Assessorato all’Ambiente, Acque ed Acquedotti, Difesa del Suolo Rifiuti, Difesa e Riqualificazione delle Coste e delle Isole tel. 081 7949 218 fax 081 7949 335 e-mail:ambiente@provincia.napoli.it – L’Assessore, Nel giorno di lutto nazionale in cui tutto il Paese si è stretto intorno ai 19 carabinieri morti nel tragico attentato di Nassirya, il consiglio dei ministri ha trovato il tempo di approvare in via d’urgenza il decreto n. 131 del 13.11.2003 che localizza a Scanzano Jonico (MT) il cimitero delle scorie nucleari. L’ennesimo provvedimento calato dall’alto senza consultazione alcuna degli Enti locali. L’ennesimo schiaffo all’autonomia delle Regioni, delle Province e dei comuni meridionali. Il ‘commissario straordinario per la messa in sicurezza dei materiali nucleari’ della Sogin Spa, generale Carlo Jean, si è fatto subito notare per la segretezza “militare” delle sue decisioni: sulla G.U. numerose ordinanze sul tema sono pubblicate con numerosi e inquietanti omissis; l’audizione del 24 giugno scorso davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti viene secretata; top secret anche il contenuto del dossier elaborato per la localizzazione del deposito nazionale unico dei rifiuti radioattivi, bocciato tra l’altro dalla Conferenza Stato-Regioni. Diciamo no a 80.000 metri cubi di rifiuti ad alta radioattività di 2/a e 3/a categoria, cioè quelli ad alta e media durata con un tempo di vita di migliaia di anni, provenienti da tutta Italia da porre ancora una volta in una regione del sud. A pochi chilometri da Scanzano Jonico, a Trisaia di Rotondella, sempre in Provincia di Matera, sono già presenti 2.724 mc di rifiuti nucleari stoccati presso i Centri ITREC Enea. Mistero anche sulla quantità esatta dei rifiuti da stoccare. Secondo uno studio dell’Enea i rifiuti della dismissione delle quattro centrali nucleari italiani (Caorso, Garigliano, Latina, Trino) sarebbero 90.000 mc, mentre la Commissione d’inchiesta Scalia li aveva stimati in oltre 100.000 mc. Oltre a questi presunti 80 mila metri cubi di rifiuti (più pericolosi), ci sono 500 tonnellate di rifiuti nucleari prodotti ogni anno da ospedali, aziende e centri di ricerca che impiegano isotopi radioattivi. Quella del sito geologico sicuro è un bluff. In tutto il mondo i tecnici studiano tra i 15 e i 25 anni per analizzare un sito in profondità. Negli USA hanno inaugurato nel 1999 il deposito nel deserto del New Mexico dopo 25 anni di studi. Il governo italiano vuole farlo in 8 mesi. Il comune di Scanzamo Jonico è zona sismica di terza fascia. Non ci sono condizioni di sicurezza nemmeno per il trasporto dei rifiuti. Portare in Basilicata 80 mila metri cubi di rifiuti significherebbe far muovere circa 8 mila vagoni. A Scanzano c’è una sola linea ferrata a binario unico e una sola strada statale. La scelta del governo, se applicata, porterebbe dritto alla distruzione dell’economia e delle possibilità di sviluppo delle popolazioni locali. Scanzano Jonico non è un luogo disabitato, nella zona interessata vivono oltre 43 mila persone. L’intera area ha puntato tutto sull’agricoltura – secondo in Italia per produzione di fragole – e sul turismo. Scanzano Jonico, infatti, è circondata da vere e proprie perle naturali come il vicini Parco dell’Alta Murgia o il proposto Parco regionale dei Calanchi in un’area che ricorda i paesaggi della Cappadocia. A pochi chilometri dal futuro deposito nucleare c’è anche l’oasi WWF del bosco di Policoro, uno degli ultimi relitti di bosco planiziale costiero, ricchissimo di biodiversità mentre nelle acque che lo attraversano sopravvive uno degli ultimi nuclei di lontra d’Italia. Definire il nucleare pulito è a dir poco ridicolo, viste le enormi quantità di rifiuti radioattivi lasciati alle future generazioni. Sulla sicurezza nessun esperto si è mai sbilanciato visto che ad oggi non esiste nessuna procedura o meccanismo capace di evitare la dispersione di radioattività nell’ambiente esterno in caso di incidenti o di attacchi terroristici. Chiediamo il ritiro immediato del decreto”. (Comunicato stampa dell’assessorato all’ambiente della Provincia di Napoli, inviato alle Arga)


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