Il Vesuvio e l’ambiente violato: in tre mesi quarto incendio doloso
Contro il Vesuvio continua l’aggressione dei piromani: dall’inizio dell’estate, sono stati quattro gli incendi di natura dolosa che hanno distrutto diversi ettari di macchia mediterranea e sottobosco sul versante di Torre del Greco-Ercolano e di Ottaviano, Terzigno e Somma Vesuviana. Risolutivo si è rivelato l’intervento dei soccorritori: in prima linea, le sentinelle del servizio anticendio regionale, gli uomini della forestale e l’esercito di volontari e Legambiente che, organizzando servizi di controllo, tengono sott’occhio il territorio in maniera costante. L’incendio più violento risale a qualche settimana fa: il fuoco ha distrutto diversi ettari di macchia mediterranea nella Piana delle Ginestre a Ercolano. Ancora prima, le fiamme hanno divorato un ettaro di sottobosco in località Palmentiello, tra Ottaviano, Terzigno, Somma, e altre coltivazioni a Boscoreale. Torre del Greco. In molti hanno temuto il peggio. Le fiamme che l’atro ieri pomeriggio hanno iniziato a bruciare un altro pezzo di Vesuvio, in località Fosso Bianco, sul versante di Torre del Greco, hanno tenuto sulla corda decine di uomini del servizio anticendio regionale, guardie della forestale e volontari che per diverse ore, con il supporto di un elicottero e di un Canadair, hanno lottato per cercare di circoscrivere l’incendio di natura dolosa e impedire che il fuoco, a un passo da alcune abitazioni, potesse raggiungere case e persone. Un lavoro duro, una corsa contro il tempo che, alla fine, ha dato ragione agli esperti. L’incendio, iniziato intorno alle 15,30 del 24, e alimentato dal maestrale che soffiava violento soprattutto ad alta quota, tra i pini e la macchia mediterranea del Vesuvio, è stato domato quasi tre ore dopo l’arrivo dei soccorritori. Ma l’intervento di bonifica della zona distrutta dalle fiamme è proseguito per l’intero pomeriggio, fino a tarda sera. Solo oggi, sarà possibile tracciare un bilancio definitivo dei danni. Tuttavia, secondo una stima ancora approssimativa, l’incendio ha distrutto almeno due ettari di terreni coltivati a pomodorini e albicocche, oltre che sottobosco e macchia mediterranea: in fumo sono andati soprattutto le coltivazioni tipiche della campagna vesuviana. E momenti di panico sono stati vissuti anche dalla popolazione: la zona aggredita dal fuoco, denominata Fosso Bianco, si trova a pochi chilometri da Cappella Bianchini, un centro abitato, affollato di palazzine e villette abusive costruite quasi alle pendici del vulcano e nel pieno disprezzo delle regole e delle leggi urbanistiche. Il primo a lanciare l’allarme è stato un consigliere comunale, Giuseppe Speranza, che applicando alla lettera le regole dettate dalla campagna di prevenzione voluta anche quest’anno dall’amministrazione comunale di Torre del Greco, non ha perso tempo di fronte a quella lingua di fumo bianco che, dalla città, sembrava avvolgere gli alberi come in una nebbia. Così è partita la richiesta di aiuto al 1515. Dal centralino, il segnale di Sos è stato girato al responsabile di terra del servio anticendio della Regione Campania, Andrea Accardo, che ha immediamente allertato e coordinato i volontari della Protezione civile Irt e gli esperti dell’Sma Campania: per impedire che le lingue di fuoco raggiungessero le pinete e distruggessero alberi centenari, uccidendo anche gli animali che vivono nel parco del Vesuvio, sono dovute intervenire quattro squadre del servizio antincendio regionale che a Torre del Greco ha una sua base operativa, e altre due di volontari. Decisiva l’opera svolta dall’elicottero e dal Canadair: i piloti, aggredendo le fiamme dall’alto, sono riusciti a circoscrivere in poche ore l’incendio e a bonificare una zona impervia e impossibile da raggiungere con le tradizionali autobotti che hanno in dotazione i pompieri. «Ad alta quota, in un punto ben preciso di Fosso Bianco – racconta Andrea Accardo, coordinatore dell’operazione – c’era un focolaio ancora attivo, sul quale i nostri uomini, per l’inaccessibilità del luogo, non erano riusciti a lavorare in maniera completa. Perciò è stato necessario chiedere l’intervento del Canadair che, alla fine, si è rivelato risolutivo. Per fortuna, anche questa volta, grazie alla tempestività dei soccorsi, siamo riusciti a limitare i danni». (Mariella Romano, Il Mattino)


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