Il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente: nel 2080 in Europa scomparirà l’inverno.
Erice(Trapani). Un documento controverso divide gli scienziati Il geofisico Boschi: previsioni impossibili. Se avete scattato delle belle fotografie di paesaggi invernali, con strade e campi ricoperti di neve, conservatele accuratamente nel vostro album dei ricordi: fra 76 anni saranno la preziosa testimonianza di una stagione che non esiste più. Ce lo assicurano i ricercatori dell’ European environment agency (Eea), l’Agenzia europea per l’ambiente che ha sede a Copenaghen. «Come conseguenza del riscaldamento globale che si sta manifestando in maniera molto più accentuata in Europa, gli inverni rigidi e freddi scompariranno quasi interamente dal nostro continente entro il 2080», annuncia Jaqueline McGlade, direttore generale dell’Eea, riassumendo le conclusioni di un rapporto scientifico diffuso ieri dall’agenzia. La singolare profezia rimbalza subito alla conferenza internazionale sulle Emergenze planetarie che si è aperta ieri al Centro Maiorana di Erice, dividendo gli scienziati e suscitando una polemica stroncatura di Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: «Non è scientificamente accettabile».
Ma sentiamo prima le argomentazioni dell’Eea. Negli ultimi cent’anni, a fronte di un aumento medio globale delle temperature di 0,5 gradi, in Europa si è registrato un balzo di circa un grado. Questo processo accelerato è la causa dei fenomeni estremi sempre più frequenti sul Vecchio continente: insopportabili ondate di calore estive, crisi di siccità, inverni molto meno freddi, piogge violente che provocano esondazioni e frane. Partendo da dati accertati, gli studiosi dell’Eea hanno sviluppato un modello matematico per prevedere cosa succederà in Europa entro 76 anni. I risultati indicano un ulteriore surriscaldamento che farebbe aumentare la temperatura di altri 3-6 gradi (l’incertezza è ampia); tanto basterebbe a cancellare gli inverni e a instaurare un clima subtropicale caratterizzato da fenomeni violenti e distruttivi. Il rapporto Eea sottolinea che il cambiamento climatico in Europa è palese fin dall’inizio degli anni Novanta, e certificato anche dal raddoppio dei disastri climatici verificatisi in quella decade rispetto agli anni Ottanta, con un costo che ha ormai raggiunto la cifra di 10 miliardi di euro l’anno. Il bilancio di perdite umane porta a concludere che mietono più vittime le ondate di calore (20 mila morti nell’estate 2003) che non inondazioni e frane (80 i decessi negli 11 Paesi europei colpiti dai cicloni del 2001).
«Ci eravamo abituati a sentire che erano scomparse le mezze stagioni. Ora ci vogliono togliere pure gli inverni. Dunque restiamo con una sola stagione», commenta sarcastico il professor Boschi a Erice. «Mi dispiace ma devo dire a chiare lettere che i modelli sviluppati dai ricercatori dell’Eea non hanno alcun valore scientifico, perché non c’è modo di prevedere quel che succederà al clima fra 70 o 100 anni. Il sistema è troppo complesso e le nostre cognizioni troppo povere». Boschi è convinto che le anomalie climatiche in atto siano oscillazioni di un sistema sostanzialmente stabile e che nessuno può affermare con certezza se siano naturali o provocate dall’uomo. «Nel dubbio bisogna certamente ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera ed eliminare gli sprechi energetici. Ma senza terrorizzare la gente, agitando un giorno lo spauracchio dell’imminente glaciazione, come nel film The day after tomorrow , e un altro quello dell’estate permanente».
In questo mese di agosto il rinnovato allarme per le conseguenze del surriscaldamento globale è stato rilanciato non solo dall’Eea, ma anche da altri prestigiosi gruppi scientifici. La settimana scorsa è stato pubblicato su Nature un articolo del britannico Hadley Center perfettamente in linea con le preoccupazioni espresse ieri dall’Agenzia europea. E pure il periodico economico Business Week strilla dalla copertina dell’ultimo numero che mai come oggi il mondo delle grandi imprese internazionali considera concreta la minaccia del «Global warming» ed è orientato a impegnarsi per risolvere il problema. (Franco Foresta Martin, European environment agency (Eea)


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