ALLE RADICI DEL VINO
Di Laura Caico
Un vademecum per gli enologi. L’interessante testo “Alle radici del Vino” edito dal Consorzio Osservatorio Appennino Meridionale e redatto a cura di Raffaele Beato, già Project Manager e ora nuovo Direttore del Consorzio Osservatorio per l’Appennino Meridionale – presieduto dal professore Aurelio Tommasetti – colma una lacuna, da molti avvertita, sui percorsi storici dei vigneti autoctoni del Sud: una vera mappatura non solo dei territori e dei vini che le varie aziende vi estraggono ma anche una schedatura precisa e puntuale delle caratteristiche organolettiche che legano i nettari di Bacco alla cultura locale con impronte inconfondibili.
“I Crus dell’Appennino Meridionale” – progetto da cui nasce il libro – ha selezionato sul territorio campano una serie di vini in grado di acquisire il riconoscimento di qualità “Crus dell’Appennino Meridionale”, superando una serie di controlli basata su un doppio livello di requisiti, ovvero le caratteristiche legate all’habitat collinare e montano e i condizionamenti culturali nonchè le tecniche di vinificazione: al termine delle verifiche sono stati identificati diciassette “crus” del territorio napoletano, avellinese e salernitano, giudicati fattori attrattivi per lo sviluppo del turismo locale.
Per la prima volta in Italia – con questo progetto all’avanguardia – è stata lanciata l’idea di vini che non solo sono ‘Crus’ ma hanno anche una propria impronta digitale, anticipando anche le severe legislazioni statunitense e giapponese, che chiedono un certificato di sanità ambientale e di sanità del prodotto. Attraverso le impronte digitali, oggi si possono dunque accompagnare i compratori in un percorso a ritroso che va dalla cantina dove si compra il vino fino al vigneto dal quale il vino proviene, frutto delle esperienze degli uomini e delle risorse dell’Appennino, che comprende territori
contraddistinti dalla tracciabilità, elemento indispensabile affinché il vino diventi un Crus.
I diciassette Crus finalisti, dopo attenti esami sono stati sottoposti alle accurate analisi fisico chimiche del Prodal, il Centro di competenza per la ricerca nel settore agroalimentare che opera nel campus dell’Università di Salerno, diretto dal professor Donsì, che ha garantito della purezza dei terreni, e quindi dell’ambiente di coltivazione e della squisitezza organolettica del prodotto: i tre vini vincitori, dichiarati Gran Crus appenninici del 2009 e premiati con una medaglia d’oro sono “Morabianca” Irpinia Falanghina DOC 2007 Mastroberardino di Atripalda, “Vetus Ampelos” Antica Hirpinia di Taurasi, “Giardini Arimei”, vino da tavola Giardini Arimei di Forio d’Ischia. Gli altri finalisti sono risultati “Quintodecimo” Exultet 2006 Fiano di Avellino, Colli di Castelfranci “Paladino” – Fiano Irpinia 2007, Costa d’Amalfi bianco DOC 2007 “Vigna Grotta Piana”, Borgo di Gete – “Tintore” –Colli di Salerno IGT 2006, Casa D’Ambra – Vigna Frassitelli –Biancolella DOC 2007, i Nobili delle due Sicilie –Lacryma Christi Vesuvio rosso DOC 2006, il Taurasi DOCG 2004 – Vigna Cinque Querce, “ A’ Scippata” Tramonti rosso DOC Riserva 2004, Vigna del Lume – Ischia Biancolella DOC 2007, Asprinio d’ Aversa DOC “ 2007 – Grotte del Sole, Capri bianco Tiberio DOC 2007, Greco di Tufo DOCG 2007 – Loggia della Serra Terredora, Di Meo Taurasi DOCG Riserva 2001, Fiano di Avellino DOCG 2007 – Rocca del Principe.
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