“Il futuro non è nelle mani dei politici e dei potenti, ma dei ragazzi come voi, che siete qui a Giffoni e guardate non da dove arrivate ma dove potete andare tutti insieme: voi state costruendo la pace”. Esordisce così Maurizio Scelli, Commissario straordinario della Croce Rossa, salutato con un’ovazione dai giurati di Y Gen all’ingresso nel giardino degli Aranci. “Vi porto il saluto dei giovani dell’Iraq e dei giovani in divisa che si adoperano strenuamente per questo paese”.
E le domande dei ragazzi si appuntano proprio sull’esperienza in Iraq: in primo piano l’opera dei volontari a favore della popolazione, ma anche le vicende legate al sequestro degli italiani. I giurati vogliono sentire dalla sua viva voce come sono andati i fatti, che ruolo ha avuto la Croce Rossa, se è vero che c’è stato il pagamento di un riscatto. E Scelli ribadisce con chiarezza la posizione già espressa più volte: “Quella del riscatto (per la liberazione degli ostaggi n.d.r.) è un’enorme falsità e ho reagito duramente con Gino Strada perché, con la sua affermazione non comprovata da fatti, ha messo seriamente in pericolo la vita di noi operatori che ci eravamo proposti come garanti di neutralità. In quel clima, le sue parole equivalevano a una condanna a morte”.
Quanto invece ai risvolti politici della vicenda, Scelli parla di una “globalizzazione anche della politica e di una strumentalizzazione incosciente perpetrata dai media, che hanno accreditato l’idea che la liberazione degli ostaggi potesse avere un’incidenza sulle vicende elettorali”. L’impegno attuale è invece quello di portare la tecnologia nel paese: “Ci stiamo battendo per portare la modernità tecnologica in tutti i settori, perché è fondamentale per la vera emancipazione -spiega- insieme alla consapevolezza che il processo di democrazia e libertà è irreversibile e non ci sarà mai più un altro Saddam”.
Spazio però anche ai suoi ricordi personali: “Alla vostra età sognavo di essere un campione di calcio ma, durante una partita, in un attimo passai da una maglietta numero 9 al letto d’ospedale numero 33 -racconta il Commissario – Quella durissima esperienza mi aprì gli occhi e mi spinse all’impegno per gli altri e al volontariato”. Un’esperienza vivificata dalla fede, che Scelli considera fondamentale per superare qualsiasi ostacolo, insieme con la voglia di aiutare gli altri concretamente, “perché il male peggiore è l’assuefazione: bisogna reagire tutti e qui ci pensa Giffoni che, con i suoi film e con l’esperienza che regala ai più giovani, aiuta alla riflessione ed induce a mobilitarsi per chi ha bisogno”.

Categorie: Eventi

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