Speranza per Napoli con l’aiuto divino.
Crescenzio Sepe, il nuovo arcivescovo, figlio del popolo, ha invocato nella lingua degli avi: che ‘a Madonna c’ accumpagna. Papa Benedetto XVI ha inviato, all’ombra del Vesuvio, l’uomo giusto; per i fedeli, l’uomo della Provvidenza. La decisione di partire da Scampia, quartiere simbolo della sintesi di invivibilità umana e sociale, assume un duplice significato: non solo speranza, ma ferma volontà di affrontare i mali degenerativi del tessuto urbano. Che Napoli abbia bisogno di uno scossone, di una ricarica morale, della riscoperta di antichi valori, lo si vede nella quotidianità. Le emergenze continue hanno fermato Napoli nel tempo. Qui la classe politica dirigente sembra prigioniera di se stessa. Alle belle e pur valide enunciazioni, purtroppo, non ha fatto seguito la concretezza. Su Napoli e sul suo circondario hanno discettato in tanti. Alla fine, forse, l’espressione più idonea è quella usata dal piemontese Giorgio Bocca: “Napoli, siamo noi” con tutte le contraddizioni che ci distinguono. Siamo da anni in guerra con i rifiuti e ancora non si intravede una via d’uscita. Le discariche, vecchie e più recenti, sono sature. Il “permesso” concesso da Prodi per riutilizzarle è soltanto un provvedimento tampone. Analoghe decisioni, ricordiamolo a chi ha la memoria corta, furono contestate fermamente dai rappresentanti della variopinta coalizione che ora è al governo del Paese. Adesso, invece, tutto va bene. È uno scempio senza fine di habitat e salute. Il commissariato straordinario punta a scegliere nuove discariche d’intesa, guarda caso, con il presidente della Regione e con i presidenti delle Province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli. Intanto saranno bruciati altri siti ameni e trasformate le cave dismesse in “bidoni” per la spazzatura. No, così non si può vivere. Bisogna guardare a quelle città d’Italia e dell’Europa che dal riciclaggio dei rifiuti riescono a trarre lavoro ed energia. Si punta sulla raccolta differenziata per limitare i danni. Ma non può sorgere dalla sera al mattino. Bisogna educare prima i cittadini e poi garantire che il ciclo sia completo. Diversamente, si sarà sempre al punto di partenza.
Dopo giornate afosissime, l’arrivo dell’arcivevesco Sepe è stato bagnato da una spruzzata di pioggia. Gocce di benedizione divina per i credenti che nell’acqua purificatrice trovano l’origine della vita. Sì, la speranza si rafforza e vede la Chiesa, in particolare quella di frontiera, sempre vicina ai bisognosi. Come quella di San Ferdinando che ogni venerdì distribuisce due euro a chi ne ha bisogno. Un gesto che non vuole essere un’elemosina ma soltanto un aiuto fraterno. Ma le piaghe da curare sono tante. Pensiamo a quei giovani che della loro verde età ne fanno un uso gratuito di violenza. Sì, ha perfettamente ragione monsignor Sepe. La Beata Vergine deve difendere e redimere Napoli e il suo hinterland. Ne sono convinte anche tutte quelle donne che hanno preso parte ai posti di blocco tra Torre Annunziata e Torre del Greco e che hanno detto ai cronisti: “siamo qui per difendere il nostro ambiente con l’aiuto della Madonna”. Sì, che ‘a Madonna c’accumpagna, come solevano dire le nostre mamme quando da ragazzi uscivamo per andare a scoprire la città e i segreti della vita. Diversamente, sarà durissima.
Francesco Landolfo
3 luglio 2006


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