Napoli e la morte degli innocenti. E’ barbarie senza fine. Da Annalisa Durante, uccisa a Forcella, all’orrenda fine di Tommi, il piccolo strappato ai genitori nel corso di una rapina a Casalbaroncolo nel Parmense. La vita, insomma, che si spegne in un pianto o in un ultimo rantolo.
Il sorriso di quel piccolo, tra l’altro affetto da una grave patologia, apparso nelle foto pubblicate dai giornali aveva fatto presa nell’umana solidarietà. E, all’ombra del Vesuvio si vivevano le ore dell’attesa con la speranza di una felice conclusione della vicenda. A quel volto vispo non si voleva sostituire l’immagine della morte. Qui in Campania dove, purtroppo, le lotte tra clan hanno fatto registrare esecuzioni tremende, penso a quella ragazza di Scampia massacrata e bruciata, o alla piccola Annalisa, uccisa perché si trovava in un posto sbagliato, la tragedia di Tommi ha lasciato un segno profondo. Martedì scorso, pubblicai una lettera-appello che era giunta dal carcere Fuorni di Salerno, in cui un gruppo di detenuti chiedeva la liberazione del piccolo. Le firme erano di nostri conterranei che avevano fatto propria la tragedia di un papà e di una mamma che, probabilmente, non conosceranno mai. Ma quell’angoscia, quell’attesa spasmodica erano state assimilate a tal punto, sì da prendere foglio e carta per scrivere, in un italiano incerto, la loro solidarietà. Un gesto nobile, che fa passare in second’ordine gli errori commessi. L’umanità trova la strada della redenzione anche così.
E la giornata di ieri ha offerto altri spunti per questa straordinaria solidarietà verso la famiglia della vittima. L’onda di commozione, in queste ore, sta attraversando tutto il Paese. Dalle Alpi a Lampedusa. Ero sintonizzato su Canale 9 per seguire la partita del Napoli e la telelecronaca del collega Carlo Alvino. Mi ha colpito la valanga di Sms che scorreva sul fondo. La partita era secondaria. Un unico argomento: il piccolo Tommaso. C’ è stato chi suggeriva lo stop alle gare di calcio e a tutti gli spettacoli o chi chiedeva di salutargli il papà lassù nel cielo. La sintesi dei messaggi era, però, la voglia di giustizia, quella reale.
Gli agghiaccianti particolari di questo orrendo omicidio, evidenziano il degrado morale dei tempi. Una volta i bambini, gli adolescenti erano intoccabili. Ritenuti da tutte le civiltà il simbolo dell’essenza umana, sono stati sempre degni della massima considerazione e rispetto. Ora, invece, sono oggetto delle più spietate nefandezze. Non a caso il presidente Ciampi ha commentato: “Ho provato un orrore agghiacciante che mozza il fiato. I bambini sono sacri”. Diversi striscioni apparsi negli stadi hanno invocato la pena di morte per l’assassino. Quando accadono fatti del genere, il giustizialismo prende il sopravvento. Ma siamo troppo rispettosi della sacralità della vita che bisogna restituire a quel Dio unico nel giorno e nell’ora in cui lui ha deciso, per invocare la pena capitale. Ma la certezza dell’espiazione, sì.
Un anno fa, finiva il suo percorso terreno papa Wojtyla, il pontefice che non ha mai perso l’occasione di chiedere il rispetto dell’infanzia. E, ieri Pippo Baudo nell’aprire la puntata speciale di “Domenica in” dedicata a Giovanni Paolo II, ha detto: “Pensiamo come avrebbe apostrofato il gesto brutale nei confronti di Tommi”. Ed è riecheggiato quell’ammonimento lanciato nella Valle dei Templi di Agrigento: “Convertitevi”.
E quelle espressioni le riprendo per rivolgerle anche a chi a Forcella, cuore storico di Napoli, dopo la condanna a ventiquattro anni di Salvatore Giuliano per l’omicidio di Annalisa, continua nei suoi atteggiamenti di prepotenza e di sfida al vivere civile. Prima o poi la resa dei conti arriva. C’è una giustizia che è al di sopra di tutti noi alla quale non si può sfuggire. E, quella sarà una sentenza inappellabile. Piaccia o no.
Francesco Landolfo (nella foto)
3 aprile 2006


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