Suona il silenzio. Nella casa post comunista, ovviamente. “Cafoni arricchiti”, la pesante espressione dell’ex sindaco di Salerno e attuale parlamentare diessino Vincenzo De Luca, ha lasciato il segno. Era rivolta a quel mondo di casa sua che tiene in pugno le redini del gioco in Campania. De Luca, uomo onesto, si sarà accorto che il consenso popolare ha conferito a qualcuno l’inebriante sensazione dell’onnipotenza. L’invocazione della questione morale è stata spenta sul nascere. Piero Fassino, dopo aver assimilato il motto fascista: “Taci il nemico ti ascolta”, ha invitato i suoi compagni a non esternare ciò che pensano. C’è un santo che bisogna riverire e non contestare: Antonio. Poco importa se sia da Padova o d’Afragola. L’ordine è stato perentorio. Repliche inammissibili. Ecco un singolare dibattito in casa diessina. Consoliamoci, comunque, con la presenza di una folta delegazione regionale al “Columbus day”. Le note di “Santa Lucia luntana” hanno imposto alla Campania una valenza internazionale. La regione, non a caso, ha una rappresentanza, si fa per dire diplomatica, a New York. Serve per preparare gli eventi alle degustazioni di spaghetti, vongole, mozzarelle e vino. Cosa abbia prodotto in termini economici per la Regione non è dato saperlo. Appartiene al “dogma della fede”. Tanto gli americani e soprattutto gli “italo” ci conoscono bene. Loro rifiutano la Napoli che vuole accreditarsi col sorriso stereotipato o con la cravatta a farfalla, indossata dopo aver cestinato la tuta delle lotte operaie.
Il dorato mondo diplomatico, purtroppo, non si addice al contesto in cui vive la Campania. La realtà è ben diversa. Eccola. Le parole di Antonietta Porcaro, moglie del boss dei Quartieri Mario Savio, hanno fatto rumore. Nessuno, probabilmente, si aspettava che la donna, per salvare il figlio diciassettenne, detenuto a Benevento, esternasse l’intenzione di abbandonare la città. Lo stesso ex ras dei Quartieri spagnoli, nel corso di “Diario”, la trasmissione di Maurizio Costanzo, ha invitato il figlio a non fare i suoi errori. Lapidaria una frase: “la vita è bella quando sei libero, non quando sei in cella o a rischio attentato”. Un messaggio che, probabilmente, avrà aperto qualche breccia nei cuori durissimi di tutti quei ragazzi che nelle zone a rischio, vivono al di là della legge. Le organizzazioni malavitose, purtroppo, in questi ultimi anni hanno fatto un salto peggiorativo. Si sono maggiormente imbarbarite, rompendo anche quei codici d’ onore che si erano date. Esecuzioni raccapriccianti hanno evidenziato come degli esseri umani siano peggiori delle più spietate belve.
Questa è la Napoli che non riesce a dare un futuro ai suoi giovani. Qui hanno fallito le istituzioni. Non sono andate oltre la gestione delle emergenze. Sembra un paradosso. Primati ci sono stati, eccome. Quasi sempre negativi. L’ultimo è stato attribuito dall’Associazione sostenitori amici della polizia stradale e dal periodico “Quattroruote” per i furti di auto e moto.
Sì, Napoli è la capitale d’Italia in questo settore. Un primato, indubbiamente, che viene da lontano. Tanto che la città è rimasta sempre inserita dalle assicurazioni nelle zone rosse a fortissimo rischio. Ma tutto ciò non deve stupire. L’avanzamento del degrado umano ed ambientale ha portato, irrimediabilmente, ad uno scollamento tra la Napoli e – perché no? – la Campania e i palazzi della politica e del potere. Coloro che governano ed amministrano sembra che vivano su un altro mondo. Osservano il territorio da un pulpito privilegiato dove gli affanni, gli arrancamenti della gente comune sono considerati, probabilmente, fisiologici. E, poco importa se Napoli e la sua vasta area metropolitana sono in balia degli eventi. Le furbizie mercantili mettono quasi sempre gli uni contro gli altri, rispolverando quell’antico detto “facite ammuina” per non risolvere, alla fine, alcun problema. Così sta accadendo per i rifiuti, tanto che il presidente della Camera Casini, a Capri, ha evidenziato come in Campania tutti i Comuni siano d’accordo nello smaltire l’immondizia, però…. nel perimetro municipale dei vicini. Si continua, intanto, a parlare di sviluppo. Ma dove? A Napoli Est sette imprese hanno preferito altri lidi. Mentre l’insediamento dei Pip serve a cancellare la “memoria della terra” in diversi comuni per far posto a cementificazioni selvagge. E le prospettive di lavoro? Resteranno ….tali. Ad arricchirsi saranno sempre quei “pupari” che si insinuano nei meccanismi del potere. Ci avviamo, intanto, verso altri impegni elettorali. Si alimenteranno altre speranze mentre, per ora, c’è un solo dato certo: Napoli capitale dei furti d’auto e della speranza delusa. A cui va aggiunto il record di esser ultima in una apposita indagine. Ultima in tema di vivibilità. Eh, sì. C’è poco da rallegrarsi.
Francesco Landolfo


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