Francesco Serra, presidente del Consorzio di tutela Mozzarella di Bufala campana Dop annuncia la partecipazione del Consorzio al Fancy Food Show, edizione estiva, che si svolge in questi giorni presso il Jacob K. Javits Convention Center di New York. “Con il dollaro forte ed il mercato degli Usa in forte flessione per tutti i prodotti della filiera agroalimentare italiana, nel 2003 anche la mozzarella di bufala campana a denominazione di origine protetta ha risentito dell’effetto negativo delle mutate e persistenti condizioni del cambio con il dollaro: ma questa è una ragione in più per essere presenti al più importante appuntamento fieristico del food di tutto il nord America”. Così Il Consorzio sarà presente con un proprio stand all’interno del nutrito schieramento di aziende ed enti italiani che, sotto l’egida dell’Istituto per il Commercio Estero, rappresentano il made in Italy agro alimentare sulla sponda occidentale dell’Atlantico. “L’ obiettivo – spiega il direttore del Consorzio, Enzo Oliviero – è di segnalare ai maggiori intermediari che operano sul mercato Usa che la mozzarella di bufala campana Dop ha la sua specificità oltre che la sua tipicità, e non può essere raffrontata ad imitazioni molto più a buon mercato, fenomeno purtroppo diffuso sul mercato americano e di difficile repressione”. In assenza di strumenti giuridici, adeguati a tutelare oltre oceano il prodotto Dop, altro non può servire che una massiccia dose di pubblicità mirata al ristretto ma decisivo pubblico degli intermediari del food americano.Il mercato Usa, in termini percentuali, assorbiva solo nel 2002 il 23% dell’export, primo mercato estero della Mozzarella di bufala campana Dop. Nel 2003, nonostante le esportazioni di mozzarella dop siano complessivamente cresciute dell’11%, attestandosi al 16% della produzione totale, il mercato Usa ha subito una contrazione e oggi, nonostante il 20,6% della quota sul totale dell’export, è diventato il terzo mercato estero. “Nulla di drammatico è un dato meramente congiunturale – sottolinea Oliviero -: naturalmente sono segnali che vanno tempestivamente raccolti e interpretati al fine di elaborare le migliori strategie di risposta”. Se si pensa ai 60 milioni di italiani e italo americani sparsi negli Stati Uniti d’America, che della mozzarella hanno il Dna nel sangue, si spiega il perché del Consorzio a cercare di tutelare, proteggere e diffondere il prodotto campano della mozzarella di bufala.


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