Le spinte separatistiche di parti di città che intendono diventare a loro volta città autonome sono casi abbastanza comuni in Italia. In Campania, tra gli anni ‘70 e ’80, la cosa è riuscita più volte quando si trattava di frazioni che volevano formare piccoli comuni, non altrettanto è riuscito ai comuni che, mettendosi insieme, intendevano far nascere una nuova provincia o addirittura aggregarsi alla regione confinante. Ci ha provato Benevento che dalla Campania voleva traslocare in Molise, poi un gruppo di 23 comuni che, con Aversa in testa, volevano staccarsi da Caserta, ha tentato ancora il Vallo di Diano,( Sa), che con i suoi 19 comuni voleva formare una mega città nella provincia che, è bene ricordarlo, per estensione è la più grande d’Italia. Tutti tentativi rimasti sulla carta, nelle chiuse stanze dei palazzi della burocrazia. Potrebbe esserci un nuovo caso: il Cilento. Posto a sud di Salerno, da Marina d’Ascea fino a Sapri, a pochi km dalla Basilicata, regione alla quale, in ultima analisi, questa parte salernitana potrebbe chiedere di appartenere, se non verrà concretizzata l’idea, avanzata da più parti, di diventare la sesta provincia campana. Il tentativo, fatto in passato, si arenò solo perché nel frattempo avevano messo in cantiere la superstrada di Vallo della Lucania. La richiesta aveva ed ha, dunque, un suo fondamento e non è cosa da niente. La distanza tra il Cilento e Salerno, capoluogo di provincia, infatti, risulta difficoltoso e stancante ancora oggi che esistono autostrade e superstrade. Basta percorrere le strade che da Sapri portano al capoluogo, sede obbligata per chi ha bisogno degli uffici amministrativi più importanti. Se si va per la costa, il viaggio, piacevolissimo per i paesaggi mozzafiato, diventa quasi impossibile, perché ogni tanto si deve rientrare nell’interno con strade al limite della percorribilità. E’ vero, c’è l’autostrada, ma per prenderla da Policastro ci sono circa 30 km di serpentine tra i monti. C’è la superstrada, ma anche per allacciarsi a quella i km sono più o meno gli stessi. Distanze non più accettabili e tempo che vola via in ore di macchina. Il mondo và ad una velocità diversa e maggiore, e ce lo ricorda internet. Di questo viaggio, dunque, partendo dal sud, rimarrà impressa a chiunque voglia farlo, la gentilezza degli abitanti, cortesi e silenziosi con nello sguardo la malinconia di desideri non realizzati, la piacevolezza delle coste rudi e scoscese, delle spiagge colme di sabbia bianca, del mare che alterna l’intenso blu con le colorazioni più incredibili, a seconda dell’ora del giorno, nascondendo fondali ricchi di alghe e pesci di ogni specie: uno spettacolo della natura che non stanca mai. Così come non stanca il verde intenso delle pinete, condomini ideali per gli uccelli migratori e stanziali di ogni specie, che si alternano nella macchia mediterranea, cedendo spazi al profumo intenso della ginestra e della rosa, e agli sfavillanti rossi della buganvillea o al ciclamino del glicine. Una terra bellissima e lontanissima, che resta isolata per 8 mesi l’anno e che nei restanti quattro, da giugno a settembre, si rianima, concedendo le sue strutture ricettive ai molti campani che vanno a soggiornarvi. Da qualche anno anche gli stranieri, specie quelli provvisti di barche, hanno scoperto questo paradiso, perché nel porticciolo di Marina di Camerota, epicentrico rispetto agli altri della costa cilentana, c’è posto per tutti e ancora a buon mercato. In questi paesi il pesce comanda su tutti i piatti e nei paesi di montagna le ricette casalinghe sono ricche di sapori e profumi unici. Sono quegli otto mesi di isolamento che riportano i residenti ad una realtà di una situazione non più sostenibile, la richiesta di autonomia amministrativa al governo, a questo punto, significa anche libertà, oltre che sopravvivenza. Ma Roma è lontana, forse troppo.(Nota di Gianpaolo Necco, inviata alle Arga)


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