FILM IN CONCORSO oggi 22 luglio 2004

Back To Gaya, di Lenard Fritz Krawinkel

Sezione Kidz ( 6-9 anni )

Giovedì 22 luglio, Cinema Valle, ore 18.00

“Il primo cartone animato tedesco interamente realizzato al computer”

Il mondo immaginario di Gaya è la casa di creature più piccole degli umani ma molto simili a loro. I gaiani vivono circondati da uno scenario meraviglioso ma rischiano l’estinzione. Qualcuno ha rubato la magica pietra Dalamite, senza la quale il loro mondo è condannato. Due gaiani, Boo e Zino, si imbarcano in una pericolosa missione per recuperare la pietra. Il loro viaggio li porta in un mondo strano e spaventoso: la nostra realtà. E’ solo quando i due lasciano Gaya, insieme all’altezzosa figlia del sindaco, Alanta, che comprendono di essere gli eroi di una serie televisiva. I due impavidi scoprono che Gaya è il parto dell’immaginazione di uno sceneggiatore televisivo ed esiste solo sul piccolo schermo. I nostri eroi non hanno però tempo per riflettere sulle bizzarrie del mondo umano, devono risolvere un mistero. Tre sono le domande alle quali dare risposta: chi ha rubato la Dalamite e perché? E, soprattutto, come ha fatto a entrare a Gaya?

Il primo cartone animato della Germania realizzato tutto al computer, Back to Gaya di Lenard Fritz Krawinkel, sta riscuotendo un successo sempre maggiore tanto da destare l’attenzione delle Major americane. Il regista è di recente arrivato a collaborare con la coppia d’oro di scrittori di Hollywood, Don McEnery a Bob Shaw (A Bug’s Life, Hercules), per sviluppare la sceneggiatura studiandola su un pubblico internazionale. Il suo precedente film è Sumo Bruno, preceduto da diversi cortometraggi, da pubblicità e da due episodi di una famosa serie televisiva tedesca, First love.

Machuca, di Andrés Wood

Sezione Free to Fly ( 12-14 anni )

Giovedì 22 luglio, Sala Truffaut, ore 14.30

“Cile, 1973: due ragazzi di diversa estrazione sociale vivono un’ultima speranza di democrazia”

IL FILM VERRA’ DISTRIBUITO IN ITALIA DALLA LADY FILM

Corre l’anno 1973 e il Cile si appresta a vivere uno dei momenti più drammatici della sua storia: la fine della democrazia , attraverso il golpe che portò alla soppressione del Partido de Unidad Popular, all’uccisione del suo leader Salvador Allende e alla conseguente instaurazione della dittatura di Pinochet.

Machuca è ambientato proprio in questo difficile periodo e rappresenta un ultimo istante di vano ottimismo, un breve ma intenso attimo in cui qualcuno ha sognato di poter evitare il tragico epilogo. Attraverso l’amicizia di due ragazzi di estrazione profondamente diversa (Gonzalo proviene da un quartiere ricco, mentre Machuca dallo squallore di una bidonville), la pellicola è incentrata sul chimerico sogno, sull’utopia del regista Andrés Wood, e di chi come lui avrebbe opposto, alla violenza distruttiva del dittatore, un pacifico tentativo di conciliazione tra persone mosse da propositi comuni, ma divise da un passato da riscrivere. I due giovani si incontrano nella ricca scuola cattolica dove Gonzalo studia, grazie all’ iniziativa di un prete animato da idee rivoluzionarie che, per insegnare ai suoi discepoli il rispetto reciproco e l’importanza della comunione fraterna degli intenti, accoglie nell’istituto dei ragazzi che versano in condizioni di totale miseria. Tra i due protagonisti, dopo inevitabili difficoltà iniziali, nascerà una profonda amicizia, fondata su quella totale empatia che si instaura fra anime unite da una comune sensibilità. Non esistono barriere, se non quelle edificate dall’umana incapacità a sottrarsi alle meschine tentazioni di distruttivi egoismi.

Il regista, Andrés Wood, debutta nel 1992 con il cortometraggio Idilio, del quale cura anche il montaggio. Due anni dopo, filma un altro corto, Reunión de Familia. Nel 1997 dirige il suo primo lungometraggio, Historias de Fútbol, con il quale ottiene il Premio come miglior regista al Festival di Huelva e la Menzione Speciale per la migliore opera prima al Festival di San Sebastian. Nel 1998 realizza una miniserie per la tv, El Desquite. Nel 2001 è regista e co-sceneggiatore di un altro lungometraggio, La Fiebre del Loco, che è stato presentato al Festival di Venezia. Machuca (2004) è il suo terzo film.

The Middle of the World, di Vicente Amorim

Sezione Y-Generation ( 15-19 anni )

Giovedì 22 luglio, Cinema Valle, ore 14.30

“In un Brasile dilaniato dalle contraddizioni, il viaggio di una famiglia alla ricerca del riscatto dalla miseria”

IL FILM VERRA’ DISTRIBUITO IN ITALIA DALLA LADY FILM

Definito dallo stesso regista, Vicente Amorim, un film non sul Brasile, ma attraverso il Brasile, The Middle of The World, è un viaggio di una famiglia verso una zona franca, dove riaffermare il significato della parola libertà e riscattarsi da una vita di miseria. Non è una fuga, ma l’ambiziosa strada, lastricata di ottimismo e vitalità, per riconquistare il diritto di sognare, quel diritto negato dalla concretezza di una sconcertante povertà. Quello che risalta maggiormente in The Middle of The World è la dimensione umana del viaggio che la famiglia protagonista del film compie attraverso il Brasile. Senza trascurare il contesto sociale del viaggio della famiglia, il film mostra gi aspetti drammatici della ricerca affrontata dal padre. Non è una storia sulla forza necessaria per sopravvivere: è, piuttosto, una storia sul tentativo di realizzare il sogno di una vita che vada al di là della mera sopravvivenza. E’ un film che, tra l’arida bellezza delle periferie brasiliane e dei paesaggi magnifici, coinvolge il pubblico in un viaggio familiare al centro della storia narrata, in un’avventura attraverso il Paese. Le performance degli attori, gli scenari e il lavorìo della macchina da presa sono stati concepiti per far risaltare le emozioni e le relazioni umane. Vicente Amorim come assistente alla regia ha collaborato a oltre 23 film. Ha diretto 5 cortometraggi e un corto animato che ha ricevuto diversi premi internazionali ed è stato acquistato dal Guggenheim Museum di New York. Vicente è anche l’autore di oltre 200 spot pubblicitari e videoclip. Il suo debutto con il lungometraggio avviene con il documentario 2000 Nordestes / Too Much Brazil, filmato mentre preparava The Middle of The World.

When I Turned Nine, di Yun In-Ho

Sezione First Screens-Ray Ban ( 9-12 anni )

Giovedì 22 luglio, Sala Truffaut, ore 18.00

“Il primo amore svela a un maturo bambino coreano di undici anni la magia dei sentimenti”

When I Turned Nine è la storia di un bambino di undici anni, che, cresciuto troppo in fretta a causa delle difficoltà da affrontare, crede di sapere già tutto della vita, percepita come sopravvivenza o capacità di superare le avversità. Vive in un piccolo paesino, dove le montagne circoscrivono il suo piccolo mondo di quotidiane preoccupazioni. Nel suo microcosmo, fatto di coraggiose battaglie per proteggere gli amici da prepotenti avversari e di duro lavoro, sembra non esistere alternativa a una vita senza obiettivi se non quelli più contingenti. Vende gelati per consentire alla madre degli occhiali che le diano conforto, dopo la perdita di un occhio durante il lavoro in fabbrica. Pensare al domani per il piccolo Yeo-min vuol dire attendere l’ennesima estenuante prova. L’amore, però, è alle porte e ha gli occhi amabili di una graziosa bambina trasferitasi dalla città. Il nuovo incontro insegnerà al protagonista che esiste un mondo tutto da scoprire e che le sorprese non sono solo portatrici di grattacapi. All’improvviso verrà travolto da un benefico e imprevedibile ciclone a cui dovrà dare un nuovo e significativo nome. Il regista Yun In-ho, dopo aver studiato cinema e teatro alla UCLA, si è affermato come cineasta dotato di grande talento e di profonda sensibilità attraverso i suoi precedenti film, Barricade e Mayonnaise, accolti da critiche calorose. Ha esordito come assistente alla regia in film americani di successo come Apollo 13 e Frech Kiss. E’ tornato al cinema dopo quattro anni, tempo necessario per vivere nuove emozioni da raccontare. Questo lungometraggio nasce con una premessa dell’autore: “Ho fatto un film come When I Turned Nine per ragioni molto personali. Ho deciso di fare un film che mi rendesse felice. Durante la lavorazione, infatti, mi sono divertito molto con i ragazzi ed è stato naturale inserire nel film i ricordi della mia infanzia”.

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Categorie: Eventi

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