Nel mondo vi è una crescente domanda di vino “etico”, non solo rispettoso dell’ambiente ma anche delle regole di comportamento nei confronti dei lavoratori del settore

Nel mondo sempre più voglia di vino etico. In Italia non è arrivato l’eco del documentario del giornalista danese Tom Heinemann dal titolo “Bitter grapes ” Slavery in the vineyards” (“Uva amara ” La schiavitù in vigna”), andato in onda nell’ottobre scorso in diversi canali tv di Danimarca, Svezia e Norvegia.
Il documentario – come riportato recentemente nell’articolo di Arabella Mileham su The Drink Business ” evidenziava il “lato oscuro” della produzione di vino in Sud Africa. Mostrava palesi violazioni da parte di alcune aziende produttrici sudafricane dei più elementari diritti dei lavoratori costretti all’esposizione a pesticidi pericolosi senza nessuna protezione, a vivere in condizioni squallide in una sorta di apartheid illegale e con pagamenti addirittura in alcol.
Il documentario ha sensibilizzato ulteriormente i consumatori dei Paesi nordici che storicamente sono i più attenti anche agli aspetti etici di qualsiasi tipologia di prodotti, compresi i vini.
Tanto che lo stesso documentario ha spinto una importante catena distributiva danese, la Dragrofa, ad eliminare dal proprio assortimento un’azienda coinvolta nell’indagine giornalistica di Heinemann. Senza contare che lo stesso monopolio svedese Systembolaget, secondo quanto riportato dal sito The Zimbabwean, ha inviato una specifica richiesta di chiarimenti su 5 aziende vitivinicole sudafricane al Dipartimento del lavoro di Western Cape.
Su questo fronte è particolarmente attiva Fairtrade International, la più grande organizzazione mondiale nel settore del commercio etico che opera anche una specifica certificazione per rilascia uno specifico “Fairtrade brand” a quei prodotti che accettano di rientrare in uno specifico protocollo produttivo.
Ed è proprio questa organizzazione che fornisce dati importanti rispetto all’evoluzione anche del mercato dei vini etici (Fairtrade Wine) che nel 2015 ha raggiunto i 24,7 milioni di litri, oltre 2,7 milioni di litri in più rispetto al 2014.
I mercati maggiormente interessati a questa tipologia di vini sono, oltre ai già citati Paesi nordici, anche il Regno Unito, la Germania, l’Olanda, il Belgio e il Canada, ma anche gli Usa stanno manifestando una domanda crescente e le prospettive sono di ulteriore notevole evoluzione su questo mercato.
L’aspetto più interessante ” ben riportato nell’articolo della Mileham ” è che questa evoluzione della domanda di vini “etici” è fortemente guidata dai Millennials che stanno manifestando una sensibilità molto più elevata rispetto alle generazioni precedenti su tematiche come la saluta, l’ambiente ma anche il rispetto dei diritti dei lavoratori e della qualità della vita in generale.
Nell’articolo della Mileham, inoltre, vengono riportati i pareri di autorevoli rappresentanti di importanti realtà della filiera vitivinicola mondiale (Santa Rita Estates, Amorin, ecc.) che evidenziano anche l’importanza della certificazione (Fairtrade certification) nei circuiti della distribuzione a livello mondiale.
Fabio Piccoli da wine meridian web


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