“Un quarto di secolo”. 23 novembre 1980 – 23 novembre 2005. Cos’è cambiato dopo il terremoto?

Era Domenica, ore 19.35 un quarto di secolo fa, 23 Novembre 1980; da un vecchio televisore di legno,rigorosamente in bianco e nero, mi apparivano le immagini del derby d’Italia; quella domenica la Juventus battè l’Inter per 2 a 1.
Ero con mio cugino, quando improvvisamente avvertimmo un forte capogiro, il ricordo indelebile è riposto in quel macabro “scricchiolio” di pareti; all’istante una soltanto è la domanda che ti poni “Mi salverò?”.
Il vecchio televisore, cascò dal mobile e finì in frantumi sul pavimento; con un balzo felino afferrai la minore delle mie sorelle e “non curante” del resto della famiglia, la “indossai” come se fosse uno zaino scolastico per salvarla con me.
Più volte caddi lungo il corridoio battendo il capo contro le pareti, la porta blindata di quell’appartamento al sesto piano di un affollato condominio, non si apriva.
Un interminabile minuto e trenta secondi di terrore, scesi le scale insieme agli altri condomini, con mia sorella in spalla che urlava “ non voglio morire”; fummo nel viale dove tra la folla impazzita una vecchina urlava “E’ arrivata la fine del mondo; il Signore si è stancato, ci sta castigando per i peccati che commettiamo”.
L’avrei strozzata, mi limitai a rispondere “Che c’entra Dio in tutto questo?”.
La famiglia si ricompose e per mesi dormii nell’auto di mio padre parcheggiata nello spiazzo antistante la scuola.Al mattino, salivo a casa per cambiarmi, convinto che la luce del sole non m’avrebbe mai tradito.
Dalla TV nel bar vicino casa, osservavo le raccapriccianti immagini dell’Irpinia e della Basilicata: interi paesi ridotti in polvere; migliaia di vite ridotte in anime.L’uomo non può nulla di fronte alla natura.
Circa 3.000 morti, 10.000 feriti, 300.000 senza tetto, cancellate circa 77.000 costruzioni in 687 Comuni ed altre 275.000 gravemente danneggiate.
Trascorsero mesi in cui, dormivo senza togliermi gli abiti, su un materasso a ridosso di quella cosa che ormai al mondo odiavo di più: la porta blindata.
Soccorsi, emergenze, volontari e per non sfatare il “genere umano”: sciacalli, una marea di sciacalli ad approfittare del tragico evento.
Lo Stato fu in ginocchio, l’allora Ministro Zamberletti si fiondò tra le vittime, senza poter far nulla nell’immediato, una sciagura al di là di ogni previsione; “Non vi dimenticheremo” disse ai terremotati l’allora Presidente della Repubblica Pertini.
Dopo un quarto di secolo, ti sembra aver vissuto ieri quella che fu una tragedia nazionale, il ricordo resterà vivo fino all’ultimo nostro respiro.
Un quarto di secolo, 60.000 miliardi di vecchie lire furono stanziati per la ricostruzione, dando vita ad un nuovo terremoto, quello politico per gli scandali della ricostruzione;uomini della Pubblica Amministrazione, Sindaci, Assessori, finiti in manette; gare di appalto “truccate”; fondi stanziati per Aziende che neppure nacquero che erano già chiuse; l’uomo non si smentisce mai.
E’ una vergogna considerato che qualcuno miracolosamente scampato alla morte, ancor oggi vive in alloggi di fortuna.
Dopo un quarto di secolo, sono egoisticamente fortunato, a raccontare di quella tragedia; m’inchino, davanti ai sogni che quel giorno si spensero; e nel rispetto di ciò che quelle 2.735 anime avrebbero potuto raccontare; preferisco il silenzio per poterle ascoltare.
Vincenzo Russo


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