Vincenzo Russo: la teoria dell’Asino, ovvero parliamo dell’animale più nobile e antico visto attraverso le varie epoche e situazioni.
Nome scientifico : “Equus asinus”, un animale domestico, sempre bistrattato che ormai accompagna l’uomo da oltre 4.000 anni, nelle sue svariate e faticose attività. Deriva probabilmente da due specie pressoché estinte; l’asino selvatico della Somalia e l’asino selvatico della Nubia. Nell’antichità, questo animale è frequentemente collegato con episodi appartenenti alle più svariate religioni come quella Egiziana piuttosto che Cinese e addirittura il famoso Re Mida, disapprovando il giudizio che un Dio aveva emesso in una gara musicale tra Pan ed Apollo, fu punito da quest’ultimo che gli fece crescere le orecchie d’asino. Gli antichi ebrei, invece ritenevano che quest’animale creato da Dio nel sesto giorno, era destinato ad apparire nei momenti più solenni della loro vita religiosa;l’asino di Balaam fu utilizzato da Abramo per portare sul monte la legna destinata al sacrificio del figlio; così come condusse nel deserto, la moglie ed i figli di Mosè. Secondo gli ebrei, quest’asino vive tutt’oggi in un luogo nascosto nell’attesa di condurre a loro l’atteso Messia. Da queste tradizioni ebraiche discende il significato, in parte sacro, della presenza dell’asino nella vita terrena di Gesù; un asino Lo riscalda nella grotta, Lo trasporta durante la fuga in Egitto, Lo porta in sella quando entra trionfante in Gerusalemme.
Da questo “rapporto” tra Cristiani ed Ebrei ed in parte anche dal fatto che in antichità alcuni popoli del Medio Oriente adoravano Dei dalla figura asinina, nacque la calunnia, in età romana, che i primi cristiani adoravano Gesù nell’aspetto di un asino.
I romani allora, “etichettarono” gli ebrei come “Asinari” e successivamente anche i Cristiani. A Cartagine un dipinto del II secolo ed a Roma il celebre graffito del Palatino, risalente ai tempi di Adriano, raffigurano crocefissi con la testa d’asino.
Nonostante il loro carattere scontroso, gli asini sono animali da soma a da sella estremamente resistenti, oltre che degli ottimi arrampicatori, tanto da guadagnarsi poi la stima degli abitanti della montagna.
Il comportamento dell’asino domestico dipende sostanzialmente dal padrone; infatti se trattato e tenuto bene, si dimostra svelto,docile ed operoso; in caso contrario è pigro e testardo.(Una vera e propria teoria)
Sfido chiunque ad essere tenuto e trattato male e contrariamente all’asino si mostri svelto e ben disposto.
Allora c’è un motivo ben preciso per cui l’asino fa l’asino? Scusate il gioco di parole.
Con questo suo “essere negativo”, la bestiola occupa un ruolo di prestigio nella vita di un uomo, a partire da quando, tra i banchi della scuola sbagli magari una vocale e dolcemente la maestra ti appella come “somarello”; allora inizi a capire perché a Pinocchio, la tua favola preferita, un bel giorno gli crebbero le orecchie.
Per noi napoletani ha una simbologia particolare,l’asinello, in dialetto ‘o ciuccio è il simbolo della nostra squadra di calcio. Accadde nel 1927, nel corso di un campionato di calcio abbastanza deludente. Al bar dello sport, luogo d’incontro dei tifosi più accesi, un giorno un tifoso, stanco di assistere alle sconfitte delle squadra esclamò “Sta squadra nosta me pare ‘o ciuccio ‘e fichelle : trentatrè piaghe e ‘a coda fracida”, volendo paragonare la squadra ad un asino denutrito, malandato e con la coda in condizioni pietose. L’affermazione piacque ad alcuni giornalisti che la pubblicarono accanto al simbolo di un asino mal ridotto e con tanti cerotti. Da quel giorno “il ciuccio” fu il simbolo della squadra del Napoli ed accompagna i tifosi fino al loro ultimo respiro. Come non mai ( vedi l’ormai lontana era Maradona ) in questi anni, non poteva esserci simbolo più appropriato; anche se, con non poca fatica da imprenditore, il caro De Laurentis ci sembra alquanto deciso a rimuovere quei cerotti, per consegnare il Napoli Soccher ai palcoscenici che merita e restituire una buona parte di dignità ad una città alquanto perdente “nel sociale”.
Una squadra di calcio è comunque l’immagine di una città e parte di quei cerotti coprono, ma non guariscono le ferite, probabilmente le più profonde, che il “povero” animale è costretto magari a leccarsi, causate da usi e costumi clientelari.
Le elezioni regionali, hanno appena dipinto l’Italia di rosso, compresa la nostra Regione, e molti non hanno fatto in tempo a festeggiare, che hanno dovuto mostrare i polsi alle forze dell’ordine: finiscono in manette 9 dirigenti tra appartenenti ad un Centro Privato di Riabilitazione, alla Pubblica Amministrazione, all’Arma dei Carabinieri. “Mazzette” a Pasqua e Natale; ma “perdoniamoli”si sa, spesso la Religione trova in ognuno di noi un riscontro ed un’applicazione soggettiva.
Sono i periodi dell’anno in cui Cristo Nasce, Muore e Risorge, parlando alla coscienza di tutti; una coscienza che spesso non lascia spazio all’essere “buono”, ma al “buonismo”, che è tutt’altra cosa. La “teoria” dell’asino è applicata in pieno: “trattare bene” ( che per l’essere umano significa soprattutto soldi…soldi…soldi…) per avere un determinato riscontro in operatività, altrimenti si diventa pigri e testardi.
Allora il nostro ciuccio seppur ferito a morte, che steso al suolo, lo sguardo verso loro…
“Alzò quel porco al giunger nostro il grifo, tutto vergato di meta e di loto, tal che mi venne nel guardarlo a schifo“. “L’Asino” di Niccolò Macchiavelli – Capitolo ottavo
Vincenzo Russo


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