Vincenzo Russo(nella foto): la comunicazione impronta la nostra vita. Ne determina il deterioramento o il miglioramento?
“Vivi il tuo tempo” è il consiglio di una bellissima australiana ad un uomo in cravatta in aeroporto. Sarebbe dovuto partire e raggiungere la sua amata, stramazza invece sulla poltrona della sala d’attesa, il “suo” volo è stato cancellato; senza esitazione alcuna estrae un cellulare di ultima generazione,la videochiama. La raggiunge in tempo reale esclamando “E’ tutto intorno a me”.
E’ spettacolare come si sia evoluta la comunicazione; abbattuta praticamente ogni sorta di barriera e di confine. Le aziende di comunicazione, “giustamente” non risparmiano colpi pubblicitari, messaggi accattivanti, tariffe ridotte all’osso; invitando la gente a comunicare; in qualsiasi forma.
Basti pensare a Cristian, figlio del grande Vittorio,come pegno per non aver creduto ad un’offerta, si lascia sparare dal cannone del Gianicolo; tre splendidi comici scatenano una rissa ad un galà; tutto è giusto purchè si parli.
La comunicazione a vantaggio dei sentimenti, veicolo eccezionale per i buoni propositi; comunicare vuol dire capirsi, trasferire emozioni. Nella scala dei valori nella vita di un uomo, sono necessariamente fondamentali due cose : gli affetti ed il lavoro.Sono le principali realizzazioni per un uomo, strettamente legate tra loro; lo diceva anche Celentano “Chi non lavora non fa l’amore” alla quale mi piace rispondere con una battuta del comico napoletano Caiazzo “Pecchè chi fatica ‘na jurnata sana ce la fa?”
Una recente statistica, ha fatto emergere che nella nostra amata città, sempre meno gente si preoccupa di “trovare” un lavoro.Un dramma, considerata l’importanza del “posto”, soprattutto nel Meridione.
Questo potrebbe dipendere da uno scenario non proprio incoraggiante, tenuto conto che con le nuove riforme si è ulteriormente allungata l’età pensionabile; se non sei attento è probabile che il TFR, o comunemente ricordato come “liquidazione”, non sai che fine fa; è stato istituito un “Superbonus”, ovvero un incentivo per chi non va in pensione; tutto questo e sicuramente altre “sorprese” dopo aver “speso” una intera vita lavorativa, di cui quella attuale a circa 1.000 Euro al mese di stipendio.
Giustamente qualcuno s’è chiesto, “Ma che fatico a ffa ? Me conviene ?”
Aggiungiamo pure che la mattina recandoti in ufficio, non sempre trovi un clima ideale.Recenti statistiche hanno fatto emergere che le denunce per “mobbing” hanno ultimamente subito una crescita esponenziale nel nostro paese; naturale conseguenza di atteggiamenti vessatori, posti in essere da uomini che possedendo “la poltrona” in azienda, son convinti di possedere anche la vita delle risorse che sono chiamati a gestire. Immaginiamo solo per un attimo; circa 1.000 Euro al mese, per essere maltrattati ed offesi nella dignità. Tale situazione si riflette ovviamente in maniera negativa, sul tessuto sociale; una “vittima” del mobbing, guarda tutti come nemici, si chiude in se stessa e tace. Altro che comunicazione.
Il solo modo per riuscire ad arginare questo deplorevole fenomeno, è riposto nelle mani di medici specializzati, legali con gli attributi e Giudici…Giudici…Giudici…
Il “processo” per arrivare alla Giustizia è lento, ma bisogna crederci; anche se costa tanto, sia in termini economici che di salute.
La lotta è impari: da soli contro un’azienda; ma ripeto, bisogna crederci, non bisogna incartarsi nell’ossessione del “cosa mi faranno?”, nulla, un impiegato deve assolvere ai doveri verso l’azienda, ma difendere i diritti verso se stesso,soprattutto se per il tuo “essere uomo” non hai stabilito un “prezzo”, ma gli hai assegnato dei “valori”.
“Chi ha paura, muore ogni giorno.Chi non ha paura muore una volta soltanto”,
furono le parole proferite da un eroe durante un’intervista : Paolo Borsellino.
Certo nessuno potrà eguagliarli ( parlo anche di Giovanni Falcone ), ma la loro correttezza, rettitudine, onestà, sete di Giustizia, siano da esempio a tutti coloro che subiscono ingiustizie, a qualsiasi livello; ma soprattutto per coloro che consapevolmente agiscono ingiustamente. Qualche giorno fa, passeggiavo per le strade del centro storico, nella zona di San Gregorio Armeno, per la prima volta quest’anno su un presepio è apparso un pastore raffigurante una donna nuda; addio sacralità, poco più in là tra il muschio, accanto alla cascata, la Lecciso e poi ancora l’osteria (dove si mangia), stracolma di politici. Il presepio è un “desiderio” che si esprime; ognuno può farlo e come meglio crede. “Povero” settecento napoletano; quello della rivoluzione.
Certo non riuscirei mai a riprodurre pregiati pezzi d’artigianato, ma sul mio presepio quest’anno ci saranno dei pastori con cuore ed anima autentici: Falcone e Borsellino, poco più indietro, il Giudice Totaro con accanto l’avvocato Esposito in testa ad una folla di “mobbizzati” ognuno con i mano le copie dei “Ricorsi” da deporre ai piedi della Grotta, il Prof.Pappone a braccetto con il Prof.Bonacci, accanto al pozzo Mariarosaria, una “vittima” del mobbing, che conversa con Gianpaolo.
E tu? “Io me metto dinto ‘a stalla, m’addormo, pecchè voglio sunnà a Gesù Cristo”
Vincenzo Russo


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