Ieri a Roma, in piazza Santi Apostoli, erano in migliaia a dire no alla scelta di Bruxelles di tagliare i contributi per la tabacchicoltura. Il rischio che in Italia si perdano 130mila posti di lavoro di cui oltre la metà solo in Campania, ha mobilitato tabacchicoltori di tutta la pensiola, finalmente insieme per la stessa lotta, a dire no alla Commissione europea che giovedì dovrebbe varare la decisione di disaccoppiamento per il tabacco. I sindacati in prima linea a difendere il lavoro degli agricoltori italiani e non solo, perché se passa la richiesta di veto sulla decisione se ne avvarranno anche altri paesi tra cui la Grecia che ha affidato il suo sviluppo anche a questa produzione. A sostenere la battaglia del tabacco erano presenti delegati dell’Umbria, Puglia e Campania, per quest’ultima ha ritenuto di dare il proprio sostegno anche il Presidente della Regione, Antonio Bassolino e l’assessore regionale all’agricoltura, Vincenzo Aita che aveva colto già all’indomani del disaccoppiamento deciso a Bruxelles, il pericolo per il comparto. Entrambi i rappresentanti italiani, infatti, si sono intrattenuti con Prodi per spiegargli la situazione campana ed il rischio di una soluzione che non trova d’accordo nessuno dei produttori, campani e non. Una volta tanto anche i rappresentanti del governo che li ha ricevuti, rappresentato dal vicepresidente Giancarlo Fini e dal Ministro alle politiche agricole Gianni Alemanno, non ha escluso la possibilità del veto italiano, come estrema ratio. In sostanza, si cerca ancora di capire se le misure che la Commissione metterebbe in atto, saranno veramente catastrofiche per il settore. A buttare acqua sul fuoco, infatti, ci si è messo il presidente della Commissione, Romano Prodi, anche lui a Roma per altri impegni, che ha cercato di spiegare che vi sono ampi margini di trattativa per il comparto. Anche se il commissario addetto, Franz Fischler è di tutt’altro avviso, e dichiara che non v’è pericolo alcuno per i posti di lavoro, ma poi precisa che le misure, già concordate, interesseranno anche i comparti dell’olio d’oliva, del cotone e del luppolo. Va ricordato, dice Fishler, che il sistema di disaccoppiamento totale degli aiuti europei al settore prevede un aiuto unico all’azienda agricola sulla base delle rese produttive degli ultimi anni per un triennio a partire dal 2005. Insomma, in Europa si ragiona in due modi diversi allo stesso tavolo di trattativa, e non sta bene ai sindacalisti, tanto meno agli addetti ai lavori. Da parte dei tabacchicoltori europei, infatti, v’è la richiesta di diminuire la misura stabilita, aumentando il periodo di transizione, con una revisione del sistema di ripartizione delle aziende in base ai quantitativi prodotti. In realtà il Parlamento europeo ha già accettato questa proposta con parere favorevole proponendo alla Commissione che il 70% sia legato alla produzione reale e il 30% da versare come aiuto unico all’azienda. Dopo giovedì se ne saprà di più ma saranno 48 ore di fuoco perché nessuno vuol mollare, anche se la bilancia sembra tendere decisamente verso l’Italia, visto l’atteggiamento del governo che sta dando dimostrazione che se si è sottovalutato questo aspetto del problema non è detto che non si possa ritornare sui propri passi. Anche col veto. (Nota di Gianpaolo Necco, inviata alle Arga)


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