Una querelle estiva sul vino: giù le mani dai vinarelli di Taurasi
Vogliono scippare all’Irpinia un’antica tradizione sull’uso alternativo del vino: Accade a Torgiano, ad un tiro di schioppo da Perugina. E’ una delle grandi capitali italiane del vino, tra le prime a pensare ad un museo del vino e a legare la civiltà del vino ai linguaggi artistici, a ribadirlo è stato un ampio resoconto in servizio di un TG Rai, parlando di una mostra di pittura che si distingue per l’uso del vino quale sostanza diluente del colore. I vinarelli, usati al posto dei pennarelli, così annunciava il notiziario, sarebbero espressione originale della manifestazione torgianese. Le cose, in realtà, stanno molto diversamente. I vinarelli sono nati a Taurasi da circa quarant’anni in virtù della straordinaria fantasia creativa del maestro Gaetano Caggiano, pittore notevolissimo spentosi nel 1975. Il maestro Caggiano, contrariamente a quanto si fa a Torgiano, realizzava tele di straordinario effetto cromatico usando il solo Aglianico di Taurasi, dal quale traeva le più eleganti sfumature in virtù di una tecnica prodigiosa suffragata da un grande amore per la sua terra. L’uso di un diluente diverso da quelli generalmente in uso per realizzare opere con le tecniche tradizionali, tempera, olio, acrilico non è operazione di per sé originale. Il colore resta il mezzo per fissare il segno grafico e gli effetti cromatici. Ben altra cosa è trarre il tutto dalle sole risorse cromatiche dell’Aglianico di Taurasi, a parte il diritto di primogenitura del termine vinarello, che si deve inequivocabilmente alla inesauribile fantasia di Gaetano Caggiano. Il professor Enrico Froncillo, geloso custode di una ricca documentazione sull’attività del maestro, ricorda come proprio il Mattino riportava ampiamente le notizie inerenti i successi del pittore che fu anche vice sindaco del paese. A Caggiano si deve anche il primo concorso di pittura estemporanea in Irpinia, “Taurasi terra del vino”, che risale ai primi anni sessanta. Insomma, dare a Cesare quel che è di Cesare, e dipingiamo tutti coi vinarelli irpini e, perché no? Con quelli di Forgiano. L’arte, ricordiamolo, non ha né confini né padroni!


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