Una morte tra atroci tormenti: il crudele fenomeno delle esche avvelenate
di Oscar Grazioli

Parto da una notizia di cronaca recente che non ha certo le caratteristiche dell’originalità. L’ennesimo cane morto avvelenato.
Poi, se avete la compiacenza di leggere fino in fondo, vi farò una domanda.Stavolta è capitato a Vaglia, provincia di Firenze, in via Giovanni Angiolo, dove un cane di media taglia è deceduto rapidamente dopo avere ingerito un boccone avvelenato. Purtroppo il cane è arrivato dal veterinario troppo tardi e ai medici non è rimasto che compiere il loro dovere, dopo l’ultima ordinanza del ministero della Salute, ovvero quello di denunciare alla polizia la sospetta morte (poi confermata) per avvelenamento doloso.
In questa materia posso, senza falsa modestia, essere considerato un’autorità in materia.
Se l’inglese Channel 4, qualche hanno fa, mi ha richiesto un’intervista sul fenomeno delle esche avvelenate in Italia un motivo c’era.
Questione di esperienza. Negli ultimi anni, per fortuna il fenomeno, è notevolmente diminuito, ma io ho vissuto gli “anni d’oro” della stricnina, quando bastava recarsi in una determinata farmacia e uscirne con il cartoccio di veleno da miscelare sapientemente chi nelle cotenne di maiale bollite, chi nelle teste di gallina, chi nelle uova di pollastra matura.
Quando questo atto criminale ha raggiunto livelli intollerabili e, soprattutto quando ci ha lasciato le penne il cane del tal politico o del tal famoso professionista, allora si è dato un giro di vite.
La stricnina è stata messa sotto chiave (anche se da Austria e Iugoslavia entrava ancora allegramente) e qualche macchina di polizia, carabinieri e corpo forestale ha cominciato a girare e a informarsi nei bar giusti, nelle osterie dove non sia niente, ma si conosce tutto.
I cani hanno continuato a morire per anni, ma con veleni molto più complessi da contrastare e soprattutto facilissimi da reperire e dal costo irrisorio.
Il Metomyl, antiparassitario per uso agricolo di Primo Livello (estremamente tossico) viene ancora oggi venduto a litri (ne basta un millesimo di litro per uccidere un cane di media taglia) in qualunque consorzio che venda roba per agricoltura: basta quel patentino che non si nega a nessun agricoltore, anche se sordo, cieco e analfabeta.
O il Metomyl da solo o mischiato con un po’ di Mataldeide (lumachicida) o altri anticrittogamici, si possono
“cucinare” vere bombe mortali che si nascondono in un ovetto.
Ribadisco che negli ultimi anni questa barbarie è in diminuzione, ma, ancora oggi centinaia di cani, ogni anno, muoiono fra atroci tomenti a causa di queste esche avvelenate.
Ed ecco la domanda. Ma chi sono i delinquenti e perché lo fanno?
Io so chi sono, perché anni fa mi sono infiltrato in un gruppo “giusto” e non avrò problemi a dirvelo, con tanto di mia firma. E voi?
(da tiscali animali)


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