TRECASE(NA), UN POMERIGGIO NELLA CANTINA DEL VESUVIO DI MAURIZIO RUSSO

Un pranzo domenicale sul Vesuvio nella cantina di Maurizio Russo in slide show
14 settembre 2010. Con Luciano Lombardi alias Vigna del Mar appena uscito dal cratere.
di Marina Alaimo

” E’ vero che questo è il mio territorio, ma ritrovarmi con le suole tra i lapilli, passeggiare tra i filari che risalgono a fatica la china del Vesuvio, è per me sempre un’esperienza profonda e molto coinvolgente.
I colori di questo territorio sono unici, il terreno è grigio nerastro e fa risaltare il verde acceso dei vigneti, circondati dalla macchia mediterranea del Parco Nazionale del Vesuvio, dove imperano i pini ad ombrello e la profumatissima ginestra.

Vigneti con il Vesuvio. Ad ovest i filari guardano lo spettacolo del golfo di Napoli, quindi le varie sfumature di azzurro del mare si confondono all’orizzonte con quelle del cielo.
Tra i filari l’ uva è in attesa della vendemmia, ormai alle porte, qui e là qualche sporadico e rarissimo grappolo di uva greco di Torre, tra le prime varietà ad essere impiantate in questo territorio ancor prima che arrivassero i Romani, i quali, tra l’altro, pensavano che Bacco abitasse sul Vesuvio.
Altro testimone delle antichissime origini vitivinicole di questi luoghi, dove la storia dell’uomo è strettamente legata ai tralci di vite, è il piedirosso, in dialetto locale per’ e’ palumm’, chiamato dagli antichi Romani columbina purpurea.
Poi ancora il caprettone, spesso confuso con la coda di volpe, ma che invece ha una identità ben definita, pur essendo ritenuto un clone di quest’ultima, dai chicchi grandi e dorati, buccia coriacea e grande concentrazione di zuccheri.
Il vecchio tendone vesuviano, che per secoli ha protetto le uve dal forte irraggiamento solare, ormai celermente cede il passo alla spalliera sulla quale falanghina ed aglianico completano le varietà allevate alle pendici del Vulcano.
In occasione della terza edizione della kermesse Vesuvinum, ho invitato diversi amici ad una colazione speciale tra i vigneti dell’azienda Cantina del Vesuvio, nel comune di Trecase, per condividere con loro la bellezza dei vigneti di questa piccola azienda, solo 11 ettari.
Un bel pranzo con, tra gli altri:
Carlo Zucchetti, presidente Enoteca Provinciale della Tuscia,
il mitico Luciano Lombardi, alias Vigna del Mar in giro per la Campania con la compagna e due amici;
Antonio Pesce, l’enologo del Vesuvio;
Romina Sodano, fondatrice della scuola di cucina Mise en Place;
Giulia Cannada Bartoli delle Officine Gourmet, enogastronoma;
Serena Albano, consigliere Presidente della Commissione Cultura della Provincia di Napoli;
Karen Phillips, wine and food blogger,
Tonia Credendino, degustatrice AIS;
Gianpaolo Necco,consigliere nazionale Unaga(Unione delle Arga)per l’Arga Campania-Calabria-Basilicata.

Ha cucinato per noi Carmine Mazza, chef e patròn del ristorante Il Poeta Vesuviano, di Torre del Greco.
A tavola sono stati serviti: crema di ricotta agerolese con passata di pomodorini del piennolo e crostini di pane al rosmarino e basilico, variazione di zucchine con provola di Agerola, spaghettoni con pomodorini del piennolo olive di Gaeta e polvere di finocchietto selvatico, stoccafisso con crema di acciughe, pinoli e scarola, pastiera napoletana.

Maurizio Russo, il padrone di casa, ha servito e raccontato personalmente i suoi vini agli ospiti: Mariè 2009, falanghina pompeiano igt, Lacryma Christi del Vesuvio bianco e rosso2009, Maestro “004, aglianico riserva pompeiano igt”.

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LA CHIACCHIERATA di Gianpaolo Necco
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Napoli, 20 settembre 2010.
L’appuntamento con Maurizio Russo, patron della Cantina del Vesuvio, una
vigna nata sopra i residui di lapilli del Vesuvio, ce l’aveva fissato Marina Alaimo, una specialista in fatto di comunicazione, circa quattro mesi fa. Non l’avevo dimenticato, ma il vicepresidente dell’Arga, Luciano Pignataro, me lo ha ricordato e così dopo la cerimonia mattutina del Premio Amodio Pesce,il “Vesuvinum” inventato da Michele dividendolo tra Terzigno e il castello Mediceo di Ottaviano, abbiamo raggiunto Marina e Maurizio nella bottaia sotto il cono del Vesuvio che, visto da vicino e da sotto, fa veramente impressione tanto da chiedersi come faccia la gente a viverci.
La risposta la dà senza troppo pensarci Maurizio, il Vesuviano: ma cosa vuoi di più vivibile? Guarda: alle spalle i vigneti, di fronte la conca del golfo di Napoli, sullo sfondo si vede già Capri e nelle giornate limpide anche Ischia e Procida. E poi, vuoi mettere l’aria? Tutto si concilia con un ambiente pressochè salvaguardato naturalmente (complice la paura del Vesuvio?). Qua il richiamo al bio non serve: è da secoli che si coltiva al naturale. Nelle campagne attorno alla città ve lo sognate!
E racconta di quando suo padre usciva di notte, raccoglieva il vino dei vicini in piccole botti, andava in città e vendeva tutto. Di notte? Sì, così evitava il dazio…
Ricorda che quando Luciano arrivò da lui non aveva che il vigneto, un pò di frutteto e qualche pianta di ulivo, in più un’enorme botte e un salottino di plastica sotto una pergola: insieme fantasticavano sul futuro vino che sarebbe sgorgato dopo qualche anno da vigne asciutte sorte su un manto di trucioli di lava, leggerissimi, che non trattengono l’acqua e che danno alle uve un sapore diverso da quelle che si gusta nelle province vitivinicole campane.
L’enologo Pesce, avvezzo a sistemi moderni, scuote il capo, gli piacerebbe cambiare qualcosa, ma Maurizio crede in quel che la natura gli dà e pensa ad altro. Lui il suo vino lo vende solo là. Non lo manda in giro, chi lo vuole deve comprarlo da lui, magari prima fa un assaggino di salumi e formaggi, poi ascolta la storia di quel posto che il padrone di casa racconta ai visitatori che arrivano in torpedone, e infine compra una di quelle 35mila bottiglie che la vigna produce ogni anno. Un’azienda che ogni anno diventa sempre più grande, ma sotto l’occhio attento e vigile del patron.
“Sì, ma il Vesuvio, e se erutta?”
” Lo spegniamo col vino”.
E se la ride di gusto, scappando verso una comitiva chiassosa che arranca sul viale verso le panche,al fresco, sotto il pergolato dove tra un bicchiere e l’altro ascolteranno la storia di papà Russo…
Beata gioventù, Gianpaolo Necco


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